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Go Deep! L'innovativo progetto formativo arriva ad Arezzo grazie a Rondine

 

Il Go Deep Project premiato a Cipro con il Global Innovation Education Award è arrivato a Rondine.

Grazie ai formatori dell’associazione Xena, che si occupa di scambi e dinamiche interculturali, e alla collaborazione Informatori di Arezzo, sono stati organizzati tre giorni di attività che, da mercoledì 11 a venerdì 13 ottobre 2017, hanno coinvolto tutta la città di Arezzo e hanno visto protagonisti i giovani di Rondine nella veste di partecipanti al gioco.
“Siamo particolarmente felici di poter sperimentare la metodologia Go Deep con un gruppo come quello dei ragazzi ospitati a Rondine che portano con sé elementi così forti di diversità e che si mettono alla prova in prima persona nella costruzione della pace." -  afferma Emiliano Bon, presidente dell’associazione Xena.

Go Deep! è un progetto innovativo realizzato con il cofinanziamento dell'Unione Europea nell'ambito del programma Erasmus+ e nato con lo scopo di creare una nuova metodologia di approccio ai gruppi e alle comunità attraverso l’unione di due strumenti di lavoro: l’Oasis Game, una guida nei processi di comunità, e il Processwork che aiuta ad affrontare le questioni legate al potere personale e di gruppo, ai conflitti, ai ruoli nei gruppi e nella società, alla diversità nel senso più ampio.
Sono tanti i temi su cui si sviluppa il progetto e che si intrecciano tra loro: creatività, diversità, stare insieme, emozioni, rango e potere, visione.

Go Deep! Game si pone questa questione: È possibile valorizzare le potenzialità di un gruppo, supportarne la risoluzione dei conflitti, progettare e realizzare qualcosa di significativo per sé e per l’intera comunità di cui fa parte, attraverso un gioco?
Due gli obiettivi principali: creare uno spazio per un lavoro di crescita personale all’interno dei gruppi e  costruire un nuovo senso di comunità e di sviluppo sociale, economico e politico.
È uno strumento utile per approfondire la propria aspirazione personale e trovare quelle risorse interne ed esterne necessarie a sviluppare progettualità attraverso la relazione con il gruppo di lavoro e la comunità in cui si agisce.
Si tratta di un vero e proprio gioco per gruppi di persone che lavorano insieme con lo scopo di rafforzare la relazione con la comunità entro la quale operano e allo stesso tempo di approfondire la relazione con il proprio team e con se stessi: un gioco a metà tra il Team Building e il Community Building.

Go Deep! ad Arezzo: l’attività realizzata con la World House di Rondine.

Il Go Deep Game è un po’ come un viaggio in metropolitana: il viaggio segue delle fermate prestabilite.
Prima di tutto c'è una fase di preparazione del viaggio, una parte in cui si va in profondità e si raggiunge il luogo, cioè l’obiettivo, desiderato e infine una risalita post viaggio.
Il primo esercizio consiste nel creare il proprio biglietto di viaggio chiedendo ai partecipanti di trovare una risposta personale alle seguenti domande per poi condividerle con il gruppo:

1) Un proprio talento
2) Perché si sta facendo il Go Deep!
3) Cosa vorremmo imparare da questa attività
4) Un sogno per il mondo.

Dopodiché si prende conoscenza delle aspirazioni, i modelli e i valori di riferimento chiedendo ai partecipanti di descrivere il proprio Supereroe; per poi passare a scrivere il Curriculum di Gruppo in cui vengono indicati i talenti dei singoli partecipanti.
Dopo questa prima parte riguardante l'analisi introspettiva, il gruppo va alla scoperta del "terreno" in cui avrebbe operato attraverso una serie di esercizi mirati a imparare a "vedere" l'ambiente in modo diverso, utilizzando altri sensi rispetto alla vista, uno fra tutti l’Oasis game, inventato nelle favelas brasiliane, in cui il gruppo deve andare alla ricerca di elementi di bellezza e risorse da utilizzare, coinvolgendo le persone incontrate al di fuori del gruppo.

Dopo la fase di analisi ha inizio il vero viaggio verso la linea della Togetherness, condivisione, attraverso il confronto con dei fattori quali: paura, potere, chiarezza e inerzia, e una riflessione per capire se queste quattro attitudini possono essere nemiche o alleate.


Il secondo giorno è dedicato alla fase operativa: l’ideazione dei progetti dei partecipanti tenendo conto del curriculum del gruppo, delle capacità pratiche, delle risorse esterne.
I formatori hanno il compito di analizzare le idee dei partecipanti in modo da proporre al gruppo una sfida, a questo punto i partecipanti devono riconoscere delle possibili persone alleate che potrebbero aiutarli a raggiungere il proprio obiettivo.
Questa la sfida proposta ai ragazzi ad Arezzo: trovare 75 persone disposte a collaborare facendosi fotografare, fare 3 brevi video interviste e ideare un flash mob nel centro della città.
Per superare la sfida ogni gruppo di lavoro doveva cooperare e occuparsi di un singolo progetto, in uno dei sono stati coinvolti anche i ragazzi del Quarto Anno Liceale d’Eccellenza che con entusiasmo hanno preso parte al flash mob che ha travolto il centro della città con balli di gruppo mirati a creare coinvolgimento totale della cittadinanza allargando il campo d’azione dell’attività.

Il terzo ed ultimo giorno è stata affrontata la terza fase, quella del debriefing cioè la risalita in superficie. Ognuno ha dovuto indicare una cosa inaspettata, qual è stata una difficoltà superata, cosa ha imparato, come metterà in atto ciò che ha appreso.
Interessante l’analisi di Clement, studente maliano della World House: «Quando andavamo dalle persone e chiedevamo "Perché è importante stare insieme?", facevo la domanda anche a me stesso. Non avevo una risposta, ma alla fine è venuta da tutte le risposte delle persone che ho incontrato. Molti hanno detto che da soli non siamo niente, ed infatti è vero. Quando è stato deciso di fare il ballo in piazza, mi dicevo che era una cosa folle, nessuno ci avrebbe seguito. Quando abbiamo iniziato invece le persone erano attratte da noi, ci guardavano e sorridevano. Alcuni hanno anche ballato. I bambini che si sono messi a ballare nel centro sono stati molto importanti: quando i bambini decidono di partecipare significa che stiamo realmente trasmettendo gioia».
«La sfida per me è stata l'inclusione – ha invece commentato Sevag, studente di Rondine proveniente da Medioriente –  riuscire a far partecipare gli altri. Per il futuro voglio lavorare di più su questo aspetto, sull'inclusione delle persone tenendo conto dei loro sentimenti».

 

 

 

 

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