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Gherardo Colombo e la giustizia riparativa. Il metodo Rondine al centro della prima giornata YouTopic Fest

 

 

Si è aperto oggi il ricco programma di YouTopic Fest 2017 - Il primo festival sul tema del conflitto, promosso da Rondine Cittadella della Pace,con una giornata intensa dedicata al tema “Formazione e Ricerca” e due ospiti d’eccellenza come Gherardo Colombo, ex magistrato e presidente Garzanti Libri e Camillo Regalia, psicologo e professore ordinario di psicologia sociale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Una prima giornata che va subito dritta al cuore di Rondine e all’esperienza quasi ventennale dello Studentato Internazionale attraverso la presentazione ufficiale del progetto “Studio e divulgazione del Metodo Rondine” realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e Università Cattolica di Milano e grazie al sostegno della Fondazione Vodafone Italia.

“Un’occasione per presentare uno sguardo accademico su Rondine – ha commentato il Prof. Luca Alici dell’Università degli Studi di Perugia introducendo l’incontro - che da sempre ha contribuito e attinto alla formazione accademica e per la prima volta è oggetto di studio. Una ricerca interdisciplinare che mette insieme psicologia sociale e antropologia applicata e che naturalmente mette l’umano al centro come da sempre si fa a Rondine”.

Avviato a dicembre 2016, il progetto ha visto nei primi due mesi la ricerca e le analisi sperimentali sulla fondazione e gestione del network di partner scientifici. Oggi entra ufficialmente nella fase attuativa con l’inizio della sperimentazione da parte di due ricercatori al lavoro con lo Studentato Internazionale di Rondine.

“Sono passati circa 180 giovani a Rondine che vengono da incontri affollati di luoghi di guerra e abbiamo imparato che c’è un’altra via per stare nel conflitto e ora mettiamo questa consapevolezza a disposizione – afferma il presidente Franco Vaccari – perché a Rondine l’uomo non è solo fine ma anche mezzo, che si mette a disposizione dell’altro con gratuità”.

La mattinata ha visto un confronto sulla portata riparativa e comunitaria dell’esperienza della Cittadella della Pace attraverso un incrocio di sguardi tra chi vive Rondine e chi la studia da fuori oltre che l’intervento di due ospiti esterni al progetto autorevolmente accreditati a guidare una riflessione sulle parole chiave che indirizzano i due filoni di ricerca.

Un confronto che ha preso avvio dalla testimonianza della studentessa Ulwyya, azerbaigiana. La sua famiglia è scappata dal  Nagorno Karabakh quando è scoppiata la guerra nel 93 e lei per 14 anni ha cambiato tante città, scuole, amici. Ma la consapevolezza di cosa è la guerra e delle sue conseguenze è emersa solo una volta tornata a casa. Poi l’anno scorso è scoppiato un nuovo scontro sul Nagorno Karabak e il fratello è partito militare. “A quel punto la guerra non mi portava via più la casa o la terra ma una persona cara maqui ho imparato che si diventa forti non dopo aver vissuto tante cose brutte ma quando si diventa liberi dal dolore di ciò che ti ha ferito”.

La sua testimonianza ci fa capire come le parole comunità, ferita e riparazione si cuciano insieme. Un itinerario tra le ferite potate da casa a quelle trovate a Rondine e la domanda finale: ”Quanto dolore serve per trovare un bene più grande?”.

E su questa domanda si aggancia l’intervento di Gherardo Colombo che indaga il tema della giustizia ripartiva, approccio che prospetta un coinvolgimento attivo della vittima, dell'agente e della stessa comunità civile nella ricerca di soluzioni finalizzate a far fronte all'insieme di bisogni scaturiti a seguito del reato.

Colombo afferma che benché la nostra Costituzione si fondi su questo principio, di fatto la legislazione e la stessa cultura seguano un modello retributivo. “Quando si individua una persona come portatrice di male – afferma – questo status nella società non finisce neanche dopo il termine dalle pena. Questo ci fa comodo, perché quando abbiamo individuato il male, lo abbiamo personificato, ci fa sentire innocenti e tutti abbiamo bisogno di sentirci giusti. Al contrario - continua l’ex magistrato - perché possa essere concepita una forma di giustizia  ripartiva serve disponibilità a riconoscere l’altro come appartenente allo stesso gruppo, cioè all’umanità.  Credo sia perfettamente in linea con il lavoro di Rondine. E’ necessario proporre un’idea diversa del modo di stare insieme – conclude l’ex magistrato – è necessario mostrare che esiste una possibilità diversa per risolvere i conflitti che passa dalla adeguatezza del mezzo per raggiungere i risultati”.

Le infrastrutture psicologiche che nascono all’interno della situazioni di conflitto sono state al centro dell’intervento del prof. Camillo Regalia, psicologo e professore ordinario di psicologia sociale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

“Dal punto di vista emotivo collettivo sono due le emozioni su cui giocano i conflitti: la paura e l’odio – afferma Regalia –  le sovrastrutture psicologiche permettono di dare senso a ciò che accade, giustificano le reazioni, aiutano a gestire il conflitto e motivano la solidarietà all’azione comune perché il nemico esterno permette sempre al gruppo di essere coeso.  Ma questo non porta alla risoluzione. Tra le possibili strade che spesso si intersecano per risolvere i conflitti, una è il trustbuilding ovvero la creazione di spazi di fiducia attraverso la collaborazione o la rimozione di minacce identitarie delle parti in conflitto. Rondine – conclude lo psicologo –  è il luogo dove costruire la fiducia in uno stato uguaglianza nella propria diversità in un contesto che lo sostiene e legittima questo sforzo.

Al termine della mattina, accogliendo l’appello di papa Francesco, è stato osservato un minuto di silenzio in occasione del terzo anniversario dello storico incontro tra papa Francesco e i presidenti israeliano e palestinese, rispettivamente Shimon Peres e Abu Mazen, avvenuto nei Giardini vaticani per pregare per la pace, evento a cui partecipò anche il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I.

 

A seguire gli interventi dei due diversi team di ricerca, la prof.ssa Raffaella Iafrate, la prof.ssa Anna Bertoni e il Dott. Alessandro Garuglieri della Cattolica di Milano, e il Prof. Giovanni Grandi il Dott. Simone Grigoletto del team dell’Università degli Studi di Padova, moderato dal prof. Luca Grion, presidente dell’Istituto Jacques Maritain e del Centro Studi Jacques Maritain.

 

 

 

 

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