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I giovani del Friuli: “Teniamo la guerra nei musei”

 

 

Presentati i risultati del progetto “L'Eccellenza formativa di Rondine nella Province di Udine e Pordenone” promosso dall’associazione Rondine Cittadella della Pace e realizzato grazie al contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone

 

(Udine 15 aprile 2016).  “Sono molto grato a Rondine per l’enorme sforzo che fa a livello internazionale, per instillare i principi della pace e del dialogo nei giovani. Sono loro che prospetteranno un futuro diverso”. Queste la parole del presidente di Fondazione CRUP, Lionello D'Agostini a margine dell’iniziativa che si è tenuta questa mattina a Udine per presentare i risultati del progetto “L'Eccellenza formativa di Rondine nella Province di Udine e Pordenone” promosso dall’associazione Rondine Cittadella della Pace e realizzato grazie al contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone.

“Questa è una terra che è stata martoriata dalla guerra. Oggi più che mai dobbiamo fare appelli ai principi di pace, tolleranza e collaborazione- continua il Presidente -  Dobbiamo imparare che la diversità è una ricchezza. Costantemente la Fondazione segue le attività in questa direzione. Con queste esperienze si può davvero costruire un mondo diverso”.

 

Un messaggio che ha fatto profondamente breccia tra i ragazzi friulani coinvolti nel progetto e che testimonia la necessità di consegnare alle nuove generazioni gli strumenti per comprendere  e affrontare il conflitto.

 

 “Siamo felici di essere qui con voi oggi, in una terra meravigliosa, di confine – ha detto il presidente di Rondine, Franco Vaccari - Per noi che abbiamo allergia ai confini, voi siete interessanti perché dentro di voi c’è una cultura secolare di incontri di persone e culture diverse. In Friuli siete riusciti a mettere la guerra in un museo. Le armi sono in un museo, mentre nel mondo moltissimi giovani sognano di mettere la guerra in un museo senza riuscirci. Noi speriamo di darvi un avviso: la guerra ha una grande voglia di uscire da quel museo. Ha il potere di corrompere i valori migliori facendoli apparire come realizzabili. Ci sono giovani, come voi, che lavorano ogni giorno perché la guerra rimanga nel museo.

 

Il progetto infatti si è posto l’obiettivo di formare cittadini responsabili in grado di avere un impatto nella società, avvicinandoli alla conoscenza della propria storia territoriale quale teatro del Primo Conflitto Mondiale in un'ottica di comprensione dei conflitti di oggi. Due classi friulane del liceo Percoto di Udinee del liceo Grigoletti di Pordenone, hanno lavorato sul tema del conflitto insieme agli studenti del Quarto Anno Rondine, composto da 17enni di tutta Italia che frequentano la loro quarta liceo nella Cittadella della Pace di Rondine a fianco dei giovani dello Studentato Internazionale.  Giovani universitari selezionati da oltre 25 Paesi in conflitto che hanno scelto di sperimentare, nel Borgo medievale in provincia di Arezzo, una vita di convivenza, formazione e studio per poi cambiare la società del proprio Paese, portando i valori di una trasformazione del conflitto e di una possibile convivenza tra popoli nemici.

 

“Facciamo molti progetti a scuola, ma sono sempre i professori a parlare. Rondine è stata un’altra storia. Ci ha coinvolti e ci ha interessanti. Sono esperienze che si ricordano per tutta la vita”. Con queste parole Enea, studente di Udine ha descritto il progetto, seguito da Aurora, ragazza di Pordenone che ha sottolineato come “Grazie al progetto abbiamo capito meglio cosa significano conflitto e guerra. Gli studenti internazionali, grazie alle attività, ci hanno aiutati ad andare più a fondo. Il dialogo e la fiducia sono gli elementi più importanti”.

Proprio loro, i giovani dello Studentato Internazionale sono stati i tutor dei ragazzi conducendoli attraverso percorsi collettivi sul tema del conflitto, della convivenza pacifica tra culture diverse aiutando i giovani a costruire una rinnovata riflessione sul tema bellico a partire dalla consapevolezza storica della Prima Guerra Mondiale alle sue implicazioni contemporanee anche alla luce dei conflitti attuali.

Durante questi giorni ho visto il conflitto che hanno vissuto le persone in questo territorio – afferma Artsrun, giovane armeno di Rondine - Abbiamo visto come si può vivere in pace anche in zone di conflitto. Nei confini del Nagorno Karabakh la guerra si è riaccesa due settimane fa. A Rondine mentre leggevamo le notizie soffrivamo per ogni singolo soldato morto. Ci siamo abbracciati e abbiamo capito quanto la pace sia necessaria. Noi crediamo che la pace sia possibile, noi crediamo nel messaggio di Rondine".

Un progetto i cui risultati sono stati confermati dagli stessi insegnanti come la professoressa Fabiola De Filippo: “La pace non è soltanto assenza di conflitto, ma è la capacità di affrontare i conflitti in maniera creativa, per trarne un’armonia superiore. Ed è stato importante per questi ragazzi affrontare questi temi non con delle lezioni ma attraverso le reciproche interazioni”.

Un percorso che ha condotto i ragazzi del Quarto Anno Rondine anche a visitare i luoghi della Grande del Friuli: “Abbiamo visitato il Sacrario Redipuglia – racconta Daniele - “Quella scritta "presente" ripetuta all’infinito mi ha colpito. Ho provato un senso di gratitudine per quegli uomini. Non perchè avessero combattuto per l'Italia o per i loro ideali, ma perchè erano uomini e ragazzi come me il cui ricordo oggi, nel presente, mi porta ad odiare la guerra”.

“Il conflitto per l’uomo una sfida – afferma Luca Grion, presidente dell'Istituto e del Centro Studi Jacques Maritain, nonché docente del percorso Ulisse del progetto Quarto Anno - per vedere se può diventare grande, all’interno di una relazione. La tenuta delle relazioni è la misura della qualità del nostro stare al mondo. Il tempo della rottura è spesso rapidissimo e quando proviamo a ricostruire scopriamo quanta fatica costi. Rondine è come una sartoria, in cui veniamo invitati a imparare a ricucire le relazioni che si sono rotte”.

 

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