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Rondine a Milano. I giovani che vogliono cambiare il mondo

 

 

Le testimonianze dello Studentato Internazionale della Cittadella della Pace scaldano il cuore di Milano. Un successo per la nona edizione de Le Piazze di Maggio che si è conclusa ieri a Palazzo Isimbardi

 

 

Rabee e Yahel si sono incontrati per la prima volta nello Studentato internazionale di Rondine. Nei loro paesi non avrebbero mai potuto conoscersi, diventare amici. Rabee è un ragazzo palestinese. Yahel, viene da Isralele. Tra i loro paesi c’è un muro che una volta tornati impedirà loro di continuare ad essere amici.

Queste sono solo due delle centinaia di storie che si sono incrociate nello Studentato Internazionale di Rondine, associazione che da quasi vent’anni lavora per la risoluzione dei conflitti e che lo scorso giovedì 15 maggio ha presentato alla platea milanese le proprie attività attraverso un evento pubblico che si è tenuto presso  la Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi. L’iniziativa, realizzata con il sostegno di Fondazione Cariplo, con il Patrocinio del Comune e della Provincia di Milano e in collaborazione con Pleff  (Planet Life Economy Foundation) e Oberon Partners, rientra nel progetto “Le Piazze di Maggio” promosso in collaborazione con il Servizio Nazionale della CEI per il Progetto culturale. Un’occasione per ascoltare le testimonianze di questi giovani provenienti da luoghi di guerra, intervistati da Antonio Ferrari, editorialista e inviato speciale del Corriere della Sera. Ognuno di loro protagonista di una storia unica e irripetibile, testimoni di conflitti dimenticati ma anche di un cambiamento, di una scelta che cambia la Storia.

E allora scopriamo che per Yahel e Rabee oggi quel muro sembra così alto che  nonostante il loro impegno nella costruzione della pace, temono che la loro generazione non vedrà mail la soluzione del conflitto. Tra Armenia e Azerbaijan non ci sono muri ma i confini sono chiusi. “I nostri paesi sono in conflitto ma io e Maria no!” Questo è un dato di fatto per Ismayil,  studente azero mentre parla della sua compagna armena. “Questo mi da la convinzione che noi giovani possiamo davvero cambiare il mondo, ecco perchè voglio essere ottimista”.  Sorride Maria ed è d’accordo con Ismayil ma aggiunge che è necessario che tutta la società civile prenda parte a questo processo.

Nei Balcani la guerra è ormai un ricordo di quindici anni fa, eppure sono ancora tante le tensioni tra le diverse etnie. Ermira ha vissuto sulla sua pelle quel conflitto per questo sa che “per guardare al futuro prima vanno curate le ferite del passato, solo dopo potremo affrontare tutte le questioni rimaste congelate che ci impediscono di andare avanti”. “Da politico direi che tutti devono perdere e vincere qualcosa per arrivare alla pace – aggiunge Milos dalla Serbia - Da studente di Rondine dico che ognuno di noi deve trovare il modo di andare d’accordo con l’altro come facciamo qui e se ce la facciamo noi possono farcela anche gli Stati”.

Attualmente a  Rondine vivono circa trenta studenti provenienti da quindici Paesi diversi, dal Medio Oriente fino al Caucaso, passando per i Balcani e l’Africa fino al Subcontinente indiano. Culture, lingue e religioni diverse che si confrontano nella quotidianità. Una sola cosa in comune: l’esperienza della guerra e la voglia di costruire insieme un futuro di pace.

Al fianco di questi giovani in questa occasione, esponenti di primo piano del mondo culturale italiano e internazionale e di alte personalità che hanno, negli anni, riconosciuto e valorizzato il ruolo di Rondine per la pace, tra cui Gherardo Colombo “Sento una forte analogia tra la mia vicenda personale e l’attività di Rondine – queste le parole del video messaggio dell’ ex magistrato oggi scrittore attivo nella divulgazione della cultura della pace - che sta nella trasformazione di esperienze personali in esperienze educative.  Solo facendo esperienze diretta si riesce a cambiare qualcosa. E’ molto importante da parte mia sottolineare quanto Rondine faccia nella faticosa strada della costruzione della pace, per portare un contributo concreto al cammino nella risoluzione del conflitto”.

Esperienze concrete che rafforzano la capacità di Rondine di costruire la pace a partire dal quotidiano come quella di Liliana Segre, sopravvissuta all'Olocausto: “Con la mia testimonianza di sopravvissuta alla Shoa ho sempre cercato di combattere l’indifferenza. Arrivata a Rondine quando era appena nata e mi sembrava quasi un’utopia. A Rondine c’è tutto tranne l’indifferenza, ma l’impegno, la costruzione dell’amicizia, e ho capito che il bagaglio di queste forti amicizie nate lì, oltre l’opportunità di diventare uomini e donne con una coscienza diversa, li avrebbe accompagnati tutta la vita. Allora ho capito che quell’utopia era concreta e in un paese così indifferente e pessimista, i ragazzi di Rondine rappresentano una  grande speranza.”

“Rondine è storia viva di incontri e di relazioni e insegna che il conflitto è una questione squisitamente umana – afferma il presidente e fondatore Franco Vaccari -  se non abbiamo la forza di capirlo, di affrontarlo, non riusciamo ad allontanare quella cosa disumana che è la guerra”. Vivere con il proprio nemico significa mettersi alla prova, superare i pregiudizi, ricostruire la fiducia nell’altro. “Il nemico non esiste! – continua Vaccari - E’ una costruzione frutto di una relazione malata, quella portata dal conflitto, dalla guerra. Per questo quello che facciamo a Rondine è rovesciare la Storia”.

E’ così che un nemico si trasforma in una amico, un compagno con cui cercare di cambiare il futuro, insieme. Come per Sofija e Gezim, entrambi violinisti, entrambi, provenienti dai Balcani. Lui kosovaro, lei serba. Vivono a Rondine e studiano insieme alla Scuola di musica di Fiesole, da poco entrati nell’Orchestra Giovanile Italiana. Le note dei loro violini sono arrivate anche a Milano, insieme all’ensemble di Rondine diretto dal M° Francesco Traversi, composto da Paolo Vaccari al flauto, Daniela Nocentini al clarinetto e Stefano Rocchi al fagotto.

E’ stata la musica ad unirli e sarà il loro veicolo per diffondere la pace. Si sono incontrati a Rondine da pochi mesi e già progettano un tour europeo per portare la loro musica di pace a testimonianza che non solo si può superare il conflitto ma si può anche vivere all’unisono.

 

 

Guarda il servizio realiazzato da Giuliano Di Caro per CORRIERE.TV

  

 

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