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“Come un soldato…” . Entra nel vivo il Progetto Scuola di Rondine in Trentino.

Ultima modifica il Sabato, 05 Aprile 2014 22:56
Pubblicato Sabato, 05 Aprile 2014 22:53
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(Vermiglio, sabato 5 aprile 2014). Entra nel vivo il percorso proposto da Rondine ai giovani delle scuole superiori “Capire i Conflitti. Praticare la Pace”. Il secondo turno composto da oltre 200 ragazzi provenienti da  licei di tutta Italia ha affrontato la prima tappa del percorso alla scoperta delle terre trentine  e della storia che raccontano questi luoghi, testimoni della Grande Guerra.

La mattina si è aperta con un’attività formativa sul tema delle “prospettive”: raccolti in cerchio con al centro delle scatole disegnate su ogni lato, i ragazzi sono stati chiamati a descrivere quello che vedevano. Ognuno ha descritto il lato che aveva di fronte, ma piano piano è emersa la necessità di conoscere anche le altre prospettive della realtà, nel gioco come nella vita. Non possiamo conosce fino in fondo la realtà delle cose ad una prima occhiata – ha detto loro Milos, studente serbo di Rondine - per questo quando conosciamo nuove persone sarebbe meglio cercare di conoscere invece che giudicarle”

Dopo l’attività formativa in preparazione alle visite della giornata il gruppo si è spostato da Andalo a Vermiglio, città di confine fortemente segnata dal conflitto, dove i giovani di Rondine, nella veste di formatori  hanno seguito i ragazzi accompagnandoli le processo di comprensione dell’esperienza. Due le tappe della giornata: il Museo della Guerra di Vermiglio e la visita a Forte Strino. Non solo una visita guidata, ma un percorso di conoscenza che passa dal coinvolgimento personale di ognuno dei ragazzi che si sono trovati a confrontarsi con la vita di un soldato al fronte, inserito nella cornice più ampia dell’evento storico più cruento di ogni tempo.

Il museo di Vermiglio raccoglie la memoria di una città completamente distrutta dalla Guerra, evacuata già dal 1914 per essere occupata dai militari, come avamposto. Una memoria che passa dagli ordigni e dalle armi , qui conservate, che hanno trasformato per sempre il concetto di guerra. Bombe, mitragliatrici, cannoni… una guerra che proprio la tecnologia ha reso ancora più cruenta. Insieme a queste, tutti gli oggetti dell’equipaggiamento dei soldati, dal vestiario agli oggetti personali che raccontano le logoranti attese della guerra di trincea. Insieme ai giovani di Rondine  sono state le lettere dei soldati dal fronte: pagine di grande intensità che raccontano la nostalgia dei propri cari, il desiderio di tornare a casa, la paura, il dolore e la consapevolezza che la propria sopravvivenza è legata alla morte dell’altro. “Ragazzi come loro che si sono trovati a imbracciare il fucile contro un nemico sconosciuto – come ha sottolineato Iva Callegari, responsabile dell’ufficio turistico del Museo della Guerra di Vermiglio – questi giovani, infatti hanno la stessa età di molti dei soldati partiti per il fronte.  Proprio questa affinità  li aiuta a prendere coscienza della Grande Guerra nella sua concretezza  e rende questa  esperienza  molto importante per la loro formazione”.

Insieme ai giovani di Rondine i partecipanti si sono immedesimati nella vita dei soldati, provando a immaginare le loro condizioni, i loro sentimenti e scrivendo a loro volta una lettera dal fronte. Un processo di forte impatto emotivo che ha lasciato un segno profondo nei ragazzi.  

Di grande suggestione la visita a Forte Strino, sul Passo del Tonale, costruzione difensiva ottocentesca in granito a pianta rotonda, dove ogni giorno durante la Prima Guerra Mondiale una cinquantina di soldati svolgevano il loro servizio. Da qui i ragazzi hanno potuto comprendere meglio lo svolgimento della cosiddetta “guerra bianca”. Altro triste primato di questo conflitto, il primo scontro che si svolge in alta montagna, ad un altitudine superiore ai tremila metri, in condizioni climatiche impossibili. Basti pensare alla nevicata record del 1916 che ha aggiunto i 27 metri, causando la morte di migliaia di soldati, uccisi dal freddo o travolti dalle valanghe. Dopo la visione di un filmato con immagini della Grande Guerra, i ragazzi si sono raccolti per riflettere sui temi della giornata insieme agli studenti di Rondine, che hanno condiviso la loro personale esperienza della guerra, testimoniando la necessità di superare l’odio che ancora divide popoli e nazioni che si sono trovate in conflitto affinché alla follia della guerra, venga finalmente messa la parola fine. Gevorg dall’Armenia ha parlato ai ragazzi dl conflitto freddo che attualmente sussiste tra il suo paese e l’Azerbaijan e anche delle conseguenze della seconda grande diaspora che ha costretto il popolo armeno a lasciare la sua terra dopo il genocidio che nel 1915-16 ha portato alla morte più di un milione di persone. “La famiglia di mio nonno – racconta Gevorg - è stata uccisa quando era molto piccolo; lui è riuscito a scappare e rifarsi una vita in Francia ma era troppo piccolo per ricordarsi il suo cognome e ancora oggi, dopo tante ricerche, non sappiamo nulla dell’origine della nostra famiglia”.

Il primo ricordo che ho della guerra – racconta Sofija dalla Serbia – è il momento in cui hanno annunciato che l’invasione era finita. Io ero molto piccola, ho vissuto il bombardamento ma ho pochi ricordi. Ricordo bene però, che per anni abbiamo avuto le valigie preparate, pronti a scappare. Io sono fortunata, sono cresciuta lontano dall’odio, ma Rondine – conclude - mi ha fatto conoscere nuove prospettive e spero che anche voi possiate cominciare a vedere il mondo in maniera diversa e a superare i conflitti che vi troverete a vivere”.