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Vaccari: “Una nuova cultura della relazione è la via per la risoluzione di ogni conflitto”

 


Il presidente di Rondine Cittadella della Pace interviene al convegno “Custodire l’Umanità. Verso le periferie esistenziali”

(Assisi, 29 novembre 2013). “Non solo nei territori di guerra ma in ogni società vediamo crescenti disarticolazioni ad ogni livello sociale cultuale, politico, umano, della relazione e quindi la disarticolazione del tessuto sociale crea milioni, miliardi di periferie e il cuore e la mente diventano deserto piano piano, si desertifica l’umanità”.  Questo il quadro designato da Franco Vaccari, presidente di Rondine Cittadella della Pace intervenuto al convegno ´Custodire l´umanità. Verso le periferie esistenziali´ promosso in collaborazione con la Conferenza Episcopale Umbra,  che si è tenuto nei giorni 29–30 novembre presso il Teatro Lyrick ad Assisi. La prima sessione aperta da S. Em. Card. Angelo Bagnasco, ha visto relatori di prestigio del mondo culturale che hanno affrontato il tema con un approccio interdisciplinare, una solida base per una riflessione che si mostra necessaria nel mondo globalizzato del terzo millennio in cui sta emergendo una nuova polarizzazione. Quella tra coloro che si fanno custodi dei più deboli di fronte a chi volta lo sguardo altrove. Una cultura dell’incontro che si contrappone all’individualismo radicale dall’altra. “Dobbiamo costruire una cultura nuova della relazione con l’altro e dentro questa relazione forte, la persona si può ritrovare, esprimere il dolore, superare il conflitto e ricostruirsi. La relazione ha un aggettivo forte che è la custodia” Una strada concreta quella tacciata da Vaccari che trova una dimostrazione fattiva nell’esperienza della Cittadella della Pace (Arezzo). “Noi a Rondine infatti – continua il presidente -  viviamo un laboratorio di custodia reciproca quotidiana, i giovani che vengono qui dai luoghi di guerra accettano la sfida per vedere se lontano dalla propaganda che avvelena il cuore e la mente possono custodirsi reciprocamente, da nemici diventare amici. L’israeliano accoglie alla stazione il palestinese e lo porta a Rondine come suo custode e viceversa. Questa – conclude Vaccari - è l’esperienza che dice che la strada di una relazione ricompresa ed educata è la via per la risoluzione di ogni tipo di conflitto”.

Una strada ormai battuta da tanti giovani che qui hanno scoperto un nuovo punto di vista e che hanno cominciato a vedere l’altro, il nemico, sotto una nuova luce. Hanno scoperto la persona, il compagno e infine l’amico dietro quella andiera e quei simboli che da sempre per i loro popoli rappresentano, paura, guerra, odio. Questa è stata l’esperienza di Noam, giovane israeliano, ormai Rondine d’Oro in quanto ha terminato con successo il suo percorso nella Cittadella.

“In Medio Oriente sussiste una separazione netta tra i nostri popoli. Oltre il muro fisico quello più spesso e più difficile da abbattere è quello psicologico. La difficoltà è quella di non poter incontrarci. La propaganda crea un'immagine brutta del nemico che serve a giustificare il conflitto. Il motivo che mi ha portato qui è la voglia di conoscere l’altra parte, la voglia di costruire una relazione personale con l’altro”. Dopo due anni di permanenza a Rondine, la convivenza, l’incontro con giovani di tutto il mondo la visione di Noam è cambiata: “Grazie alla condivisione sono riuscito a capire il punto di vista del mio nemico. Ci siamo una maschera dopo l’altra. Ora Suha non è solo una ragazza palestnese ma è  l’amica che è venuta a Roma per portarmi un regalo per la mia laurea. Ibrahim è il mio compagno con cui amo suonare insieme. Rabbe, il confidente che tante volte mi ha fatto tornare il sorriso”.

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