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Tutti in sella ragazzi, si parte!

Sono quegli episodi della storia che non puoi raccontare. Non perché non siano veri: in fondo li hai vissuti in prima persona e neanche  finendoti di pizzichi riusciresti mai a convincerti di aver sognato. Ma perché non sono «verosimili». Viaggiano fuori dai binari tradizionali. Lo scambio di ambasciatori, la potenza economica  che diventa potenza politica e   diplomatica, il dito sul pulsante nucleare, le armi, la paura. Poi deragli e di là incroci  quel pizzico di utopia che cambia il sapore. O quella manciata di sfrontatezza che ti spinge a provarci. Anche se non è verosimile.

Inverosimile che un monaco di Camaldoli si possa alzare dalle sedie dell’università di Mosca e parlare di Dio. Inverosimile che una ragazza, ascoltandolo, si metta a piangere gridando tutta la sua voglia di  credere. Quel monaco si chiamava, e per fortuna si chiama ancora, Emanuele Bargellini. Ora è in Brasile, nella terra dei grandi contrasti economici e sociali, ed è lì che ha continuato a inseguire il vero e l’inverosimile. Ma domenica alle 17 sarà con Rondine, nella Sala dei Grandi della Provincia.

Inverosimile che un frate francescano possa far frusciare il suo saio al confine tra la Russia e la Cecenia. Inverosimile che insieme ad un gruppo di tonache o di zainetti  possa strappare quella tregua che per qualche giorno, o per qualche ora, allontana la morte dal capo del letto. Quel frate si chiamava, e si chiama, Rodolfo Cetoloni: ora che è Vescovo di Montepulciano il suo vero e il suo inverosimile continua a inseguirli al confine tra la Palestina e Israele. Ma domenica alle 17 sarà con Rondine.

Inverosimile che un finanziere abituato da ragazzo a correre con la Misericordia lì dove c’era bisogno di lui, venga chiamato in soccorso non da un ferito  ma dai figli di uno dei due giganti del mondo.  La Russia del 1995, impegnata nel primo confronto a morte con le Cecenia. Inverosimile che possa essere stato accreditato dagli uni e dagli altri come un interlocutore credibile, fino a strappare una tregua di 72 ore. Quel finanziere si chiamava, e si chiama, Domenico Giani: oggi è a capo della Gendarmeria Vaticana. Il suo vero e il suo inverosimile continua a inseguirli al confine tra la vita e la morte dei Papi, che a lui si affidano come l’estremo baluardo. Ma domenica alle 17 sarà con Rondine.

E inverosimili con loro quanti per un giorno o per un’ora hanno contrastato il vero senza speranza. Facendo dell’inverosimile l’altra faccia del vero, quella che  nessuno ha  la libertà  di andare a vedere. Politici, ambasciatori, giornalisti, professori. Tutti, per un momento o per una vita, affacciatisi su una delle grandi aree di crisi del mondo. Tutti impegnati a raccontare, studiare, insegnare quelle grandi crisi: imponendo risposte che la storia ha sconfitto, mille e mille volte. Ma che pure nessuno ha mai il coraggio di mettere in discussione. Proponendone un’altra.

Inverosimile? Forse. La diplomazia popolare.  Lo sguardo diretto di chi «scarta» l’involucro del nemico e prova a rivolgersi   all’uomo che c’è dentro. Senza illudersi  che  basti a trasformare la storia. Ma senza rinunciare a deviarne il percorso, anche solo di un centimetro. Perché a volte un centimetro basta a scardinare la paura. O a trattenerla al confine tra il vero e l'inverosimile.

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