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Politica e religione nella Sponda sud del Mediterraneo: prospettive del post Primavera Araba

 

 

(Arezzo, 12 luglio 2013). Un dibattito intenso e forti testimonianze hanno caratterizzato la seconda sessione del simposio internazionale promosso da Rondine Cittadella della Pace per inaugurare la seconda edizione di “Una nuova Classe dirigente per la Sponda Sud del Mediterraneo” il progetto di alta formazione dedicato ai giovani provenienti Egitto, Libia e Tunisia  in collaborazione con il Servizio nazionale della CEI per il progetto culturale

 

 
Politica e religione nella sponda sud del Mediterraneo: prospettive del post Primavera Araba. Questo il tema del tavolo pomeridiano moderato da Andrea Fagioli, direttore di Toscana Oggi che ha introdotto la relazione affidata a Farida Allaghi, Presidente del Libyan Forum for Civil Society, nota per la sua encomiabileattività nella promozione dell'educazione e dei diritti umani in particolare delle donne e dei bambini nel mondo arabo. “L'Europa non ci ha dato un grande supporto – ha così esordito la Allaghi -  L'occidente è responsabile di aver mantenuto al potere questi dittatori. L'occidente deve compiere una rivoluzione, e guardare nel futuro per capire quello che potrebbe succedere. Viviamo in un villaggio globale, quello che succede in Egitto ci colpisce direttamente. Ogni rivoluzione ha bisogno di molti anni per seguire il proprio corso. Per questo mi congratulo con Rondine per quello che sta facendo – L’intervento di Farida Allaghi ha quindi affrontato uno dei temi a lei più cari: il ruolo della donna. “Le donne devono avere un ruolo di primo piano. Quello che stiamo facendo noi donne è una battaglia soprattutto verso l'islam radicale. In tutto il mondo, c'è un sistema che mette le donne in secondo piano rispetto agli uomini – continua  Farida Allaghi - Noi, donne e uomini, se non siamo uniti, non potremmo compiere il nostro passaggio verso il futuro. Ora la politica non è più nelle mani di una sola persona, abbiamo avuto elezioni d successo, ha vinto un partito progressista, molte donne sono state elette, c'è maggiore libertà di informazione. Questo lo abbiamo fatto in due anni e mezzo. Ma siamo ancora lontani dalla perfezione. Ma la politica Europa è molto peggiore, dovrebbe smettere di "insegnarci" la democrazia, dovrebbero imparare da noi. Non è mancato quindi il plauso quindi per  Rondine da parte della Presidente del Libyan Forum -Attraverso incontri come questo, in cui si ascoltano le persone e non i governi, la voce delle persone arriverà in alto. Sono sicura che i miei nipoti non vivranno per decenni in esilio come me. La democrazia, lo stato di diritto e il buon governo sono l'agenda di tutta l'umanità. Un’ intervento che ha infiammato la numerosa assemblea e animato un forte dibattito.
 
Ancora una volta sono stati i giovani provenienti dalla Sponda Sud i protagonisti; Suahib, 28 anni da Bengasi, ha raccontato la sua rivoluzione. “Ho una laurea in economia, sono un piccolo attivista della società civile. Prima della rivoluzione avevamo solo gli Scout, di cui facevo parte. Poi sono sorte molte ONG e voglio ringraziare le tante ONG che sono venute ad aiutare e  Rondine è una di queste. Perché sono qui? – continua Suhaib guardando al futuro - Vorrei  continuare a impegnarmi nelle organizzazioni internazionali e Rondine mi può dare tanti strumenti utili. Sono orgoglioso di essere arabo e libico e di avere l’occasione di contribuire a cambiare la storia della Libia e di continuare a lavorare la pace e il dialogo tra i popoli”
 
E’ intervenuto quindi Raz, giovane israeliano dello Studentato Internazionale di Rondine: “Studio psicologia e vengo da Israele, un piccolo paese che fa molto più rumore delle sua grandezza fisica. Sono in Italia solo da pochi giorni ma devo ammettere che ho imparato più del conflitto israeliano- palestinese da quando sono a Rondine che in tutti questi anni. In psicologia impariamo che attraverso il dialogo, i nemici diventano amici; in questa settimana ho capito che qui vivo insieme ai miei amici non con i miei nemici e questo è un sogno che sta diventando realtà”.
 
Dall’Università di Padova, Antonio Papisca, Direttore Cattedra UNESCO che ha già condiviso il primo anno di Sponda sud: “Mi chiedevo fin da allora cosa distinguesse i giovani leader dai vecchi rappresentanti istituzionali e ora so che la differenza è che hanno i diritti umani nel loro cuore e sanno usare il soft power”. Il professor Papisca ha quindi analizzato vari documenti condivisi a livello internazionale o in fase di redazione in relazione ai diritti umani. Un’analisi da cui emerge come la violazione dei diritti umani nasce nella mente degli uomini per questo  è necessario prima di tutto sviluppare una cultura universale dei diritti umani. Un’interessante quesito portato da Papisca è stato la possibilità di riconoscere il diritto alla pace un diritto universale, questione attualmente in corso di disamina dal tavolo di Ginevra e ancora non riconosciuto da molti Stati.
 
Quindi ancora le voci dei partecipanti alla Sponda Sud.  Zied da Tusini, laureato in design, lavora come architetto: “Ricordo la rivoluzione, per la prima volta tutti tunisini parlavano con la stesa voce – racconta Zied -  Era la prima volta che avevamo la libertà di parlare e scrivere. Noi giovani siamo il futuro del nostro Paese. Noi abbiamo bisogno del buon governo e dello sviluppo locale. Prima di avere soldi abbiamo bisogno di strumenti per sapere investire, per questo ho scelto di venire a Rondine per essere di aiuto al mio Paese. Inoltre qui posso confrontarmi con giovano di tutto il mondo e arricchire il mio orizzonte culturale”
 
Samehdalla Tunisia: “Scriverò una tesi sulla protesta della Tunisia e come si è diffusa negli altri paesi. Sono venuta in Italia, paese con cui condividiamo molto a partire dal Mediterraneo che ci unisce. So che Rondine mi aiuterà a raggiungere i miei obiettivi. Quanto alla rivoluzione anche io l’ho vissuta in prima persona posso dire che il popolo tunisino è un popolo fantastico con un grande desiderio di vivere in pace. L’amore per la pace è qualcosa che tutti dobbiamo condividere”.
 
Andrea Fagioli ha quindi aperto un animoso dibattito che ha coinvolto i relatori, gli studenti e un pubblico molto appassionato: “Come possono davvero questi giovani con tante speranza cambiare il destino dei loro paesi?” Questa la domanda a cui ha riposto il presidente di Rondine Franco Vaccari:”Tra Sponda sud e nord non c’è solo un mare ma un oceano di ignoranza. Gli europei hanno la presentazione di sapere tutto della storia del mondo - questa la premessa del presidente di Rondine - Il dialogo, la libertà di comunicare stato d’animo profondo aiuta a dare un senso al dolore, piano piano si realizza l’apertura. Sono contento dell’entusiasmo di questi giovani ma l’incontro perché sia vero ci deve essere il conflitto quello del non capirsi, di punti di vista che sembrano irrimediabilmente divergenti. – conclude Vaccari - Credo che stiamo costruendo il sesto continente, nei nostri cuori e nelle nostre menti e il compito degli adulti è quello di lanciavi verso il vostro futuro.”
 
La parola è passata quindi ad un altro dei giovani dello Studentato internazionale di Rondine, Rabee palestinese, che sta frequentando il master in comunicazione e management: “Siamo ragazzi diversi che stanno insieme per costruire la pace. Con diverse culture e religioni e tradizioni. Abbiamo in comune la guerra per questo abbiamo accettato al sfida di vivere con il nemico, per costruire ponti di pace. Rondine è una finestra sul mondo e siamo un piccolo esempio di comunità internazionale che dovrebbe esistere in ogni paese”.
 
L’ultimo intervento affidato a Massimo Toschi, consigliere per la pace, i diritti umani e la cooperazione internazionale del Presidente della Regione Toscana, reduce da molti viaggi nella Sponda Sud: “Quello che emerge dalle crisi è che c’è un nuovo ruolo delle religioni e dei capi religiosi. Si è fatto riferimento a leader religiosi come garanti del passaggio. Anche in Libano questo è un tema di forte attualità. Non diciamo che l’uso politico della religione è superato ma si sono innescati processi di cui siamo protagonisti che vedono forti trasformazioni sia nel mondo sciita che sunnita, nel mondo cristiano e  ebraico. La religione, la preghiera non sono contro le riforme della politica, non c’è contrapposizione, come abbiamo visto dai festeggiamenti dell’inizio del Ramadan. L’islam ha bisogno di purificarsi dal bisogno di controllare la comunità. C’è una spinta anche al rinnovamento spirituale dell’Islam che trova corrispondenza nel rinnovamento del Cristianesimo operato da Papa Francesco. Il futuro è nelle mani dei giovani e sarete voi protagonisti di questo cambiamento”.
In chiusura un auspicio per il futuro del presidente Vaccari: “Mi auguro che questa storia di speranza vada ancora avanti, con lo stesso entusiasmo che abbiamo visto oggi”.
 
L’evento è stato realizzato con il patrocinio del Comune di Arezzo e della Provincia di Arezzo, con il contributo di Banca Etruria e in media partnership con Toscana Oggi e TSD Comunicazioni (canale 85 digitale terrestre). Ringraziamo inoltre la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro nella persona di S.E. l’arcivescovo Riccardo Fontana che ha fortemente contribuito alla riuscita dell’evento.  
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