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Dal sogno di “Imagine” alla pace possibile di Rondine Le testimonianze degli studenti a Montevarchi

Ultima modifica il Giovedì, 13 Dicembre 2012 12:30
Pubblicato Giovedì, 13 Dicembre 2012 12:07
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Arezzo (11 dicembre 2012) - Si è tenuto ieri sera nella sala Teatro della parrocchia Sant’Andrea di Montevarchi (Ar), l’incontro dal tema “Medio Oriente: Pace IMpossibile”.

Nell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo siglata il 10 dicembre 1948, e nella giornata dell’assegnazione all’Unione Europa del Premio Nobel per la Pace, Giovanni Rossi, Assessore ai Gemellaggi e alla Cooperazione Internazionale, ha introdotto l’iniziativa sottolineando che “dove i diritti sono calpestati non c’è pace”, dando poi la parola a Walter Neri, presidente dell’Associazione Habibti Betlemme che ha specificato come “la pace è impossibile per i capi di governo e gli interessi di stato, possibile quando le persone entrano in relazione diretta e si conoscono”.

Di conflitto e di pace possibile parlano invece gli studenti di Rondine, coinvolti in prima persona nel laboratorio realizzato in terra neutrale, e che sprimentano quotidianamente nello studentato internazionale a 30 km da Montevarchi.

Ha rotto il ghiaccio Agharahim, studente di Rondine Cittadella della Pace da appena sei mesi. Proviene dalla regione del Caucaso, dall’Azerbaigian, zona dove il conflitto è vivo da ben 22 anni con la Repubblica armena. Dissidi lunghi quanto la sua vita. Nello studentato sta sperimentando che il conflitto vero non è tra le persone ma tra ciò che esse rappresentano: una religione, una nazionalità, un colore politico. Afferma, “vorrei  realizzare una persona senza volto, religione o ideologia, in modo che non vi siano elementi per definirla nemica, al pari del milite ignoto”.

Jessica studentessa libanese è alla sua prima testimonianza pubblica, non ha alcun dubbio nell’affermare che “Rondine è un luogo Morale della Pace, realtà unica avvalorata dall’amicizia interpersonale”.

Ibrahim, palestinese e rifugiato politico in Libano, segue il progetto di Rondine da più di un anno: “con fiducia graduale - ha affermato in maniera molto sentita-quotidianamente, ho conosciuto il mio ‘nemico’ israeliano, al termine dell’esperienza di Rondine, dobbiamo fare qualcosa di concreto per il popolo”.

La platea dell’incontro, costituita da un target vario e attento ha formulato diverse domande. Parlando di risoluzione dei conflitti, Francesco Santioli, portavoce di Rondine nella serata, ha dichiarato che “Solo quando guardo negli occhi il problema di un altro, posso risolvere il mio” , gettando le basi della risoluzione dei conflitti.

 “Si cita Imagine di John Lennon, sembrerebbe che Rondine sia pura utopia” - ha detto Andrea Merli, uno dei relatori della serata- Rondine, concretamente  con la sua presenza quindicinale nel territorio, ha dimostrato non senza difficoltà che si parte dal necessario, per arrivare al possibile e come direbbe il Santo di Assisi, realizzare anche l’impossibile”.