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Il progetto Sponda Sud continua in Trentino

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Ottobre 2012 18:15
Pubblicato Mercoledì, 10 Ottobre 2012 18:15
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“Vi do il benvenuto in questa nuova casa. Sono felice di ritrovare qui le stesse facce sorridenti ed entusiaste che avevo lasciato a Rondine”, ha detto lunedì mattina Carlo Basani, presidente del Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale di Trento, accogliendo i partecipanti al progetto.

A salutarli anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, che si è mostrato grato a Rondine per la possibilità di collaborare in questo progetto. “Per noi è una bella occasione di collaborazione”, ha detto Dellai, “perché  ci consente di vivere a pieno questo momento di grandi cambiamenti. Il Trentino è da sempre abituato a vivere forti interrelazioni: in passato con i nazionalismi e oggi con l’incontro di varie civiltà. Il Trentino è una delle linee con cui si tenta di ricomporre l’Europa unita. La stessa logica la ritroviamo nella sponda sud del Mediterraneo. Vedo in questo progetto la possibilità di costruire ponti duraturi, mettendo la nostra storia locale a disposizione di questi giovani e facendo sì che i nostri giovani possano imparare da loro”.

 

Franco Vaccari, presidente di Rondine Cittadella della Pace, ha risposto alla gratitudine di Dellai, dicendo: “Quando si viene in Trentino, si viene con due sentimenti: affetto e stima. L’ affetto di tutti gli italiani per una terra in cui si è giocata molta della storia italiana, giungendo dopo lunghe sofferenze a un esito di civiltà. Esito di civiltà che va apprezzato, non replicato. Perché ogni Paese ha le sue caratteristiche e i suoi bisogni, ma al fondo di ogni storia di civiltà ci sono i valori, che sono sempre gli stessi. La stima, perché il Trentino vive l’autonomia non come chiusura e egoismo, ma come consapevolezza degli altri. Siamo di fronte a un’esperienza civile e culturale di grande successo. Sento poi l’amicizia con Rondine: abbiamo scelto di voler essere insieme sulle grandi sfide della storia. Stiamo mettendo il pilone della sponda nord (Rondine, la Sardegna, Trento), mentre la sponda sud costruisce. Mi piacerebbe che alla fine di questi tre anni, voi giovani della sponda sud, ci invitiate nel deserto. Abbiamo bisogno del deserto: di scegliere di diventare un po' più poveri per essere più ricchi dentro”.

 

Dopo la presentazione dei singoli partecipanti, Jenny Capuano, direttrice del Centro per la Formazione della Responsabilità Internazionale, ha descritto il programma dei prossimi due mesi. Partendo dall’approccio dei diritti umani, il programma si articolerà in cinque moduli (lettura dei contesti, project cycle management, governance, sviluppo locale e scrittura di progetti), avvalendosi di lezioni frontali, workshop e incontri con il territorio. In questo quadro il Trentino verrà preso come case study, realtà dalla quale apprendere e con la quale dialogare.

 

Riccardo, partecipante sardo a “Sponda Sud”, ha riportato l’entusiasmo dell’intero gruppo: “Ci siamo avvicinati a quest’esperienza consapevoli che il Trentino è un esempio di qualità. Vi ringrazio per l’opportunità di vivere una tappa secondo me obbligata, ma non scontata, per chi come noi desidera lavorare nello sviluppo locale”.

Alessandro Garuglieri, project manager del progetto “Sponda Sud, nel salutare i partecipanti, ha concluso: “aver curato le selezioni di questi giovani e averli visti crescere a Rondine come uomini e donne capaci di vivere un’esperienza autentica è stato il primo step, fondamentale, di questo percorso. Si innesterà adesso qui a Trento un secondo step di competenze tecniche, in cui la base di valori costruita nel primo step sarà indispensabile per raggiungere i risultati attesi”.

 

Clara della Valle