Scegliamo giovani che rifiutano la guerra per diventare leader di domani

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“Tra… mare incontri: conflitto, innovazione e sviluppo”.Meeting con giovani da tutta la Sardegna.

Quattordici giovani neolaureati provenienti da ogni parte della Sardegna, grazie ad un bando promulgato dalla Provincia di Sassari, hanno partecipato dal 2 al 9 luglio al campus formativo “Tra… mare incontri: conflitto, innovazione e sviluppo” nella Cittadella della Pace ad Arezzo.

 «Abbiamo l’ambizione di coinvolgere i giovani sardi nel processo avviato in questi anni insieme a Rondine per costruire una nuova classe dirigente aperta al dialogo e in grado di promuovere cambiamenti concreti nelle comunità da cui provengono» spiega nella dichiarazione di intenti il presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici “ «L’obiettivo è quello di offrire competenze imprenditoriali e culturali a giovani che, facendo rete tra le loro diverse professionalità, si impegnino nell’ambito della cooperazione internazionale assegnando alla Sardegna un ruolo di primo piano nei rapporti tra Europa e Sud del Mediterraneo», prosegue Giudici.

Si è trattato di un percorso volto all’approfondimento di varie competenze, dalla progettazione formativa e d’impresa al fund raising  dalla comunicazione al business coaching, realizzato con il contributo della Provincia di Sassari, della Camera di Commercio Nord Sardegna e della Fondazione Banco di Sardegna, partner che hanno contribuito inoltre al progetto Sponda Sud. Tale progetto ha portato a Rondine dodici primizie della nuova generazione della Primavera Araba che realizzeranno un percorso formativo che ha l’obbiettivo di formare la nuova classe dirigente della Sponda Sud capace di dialogare con gli altri Paesi del Mediterraneo.

 I giovani di Sponda Sud, provenienti da Tunisia, Libia ed Egitto, si sono confrontati con gli studenti sardi partecipando insieme al Simposio Internazionale di apertura del progetto, a cui è intervenuto come relatore anche l’assessore al Bilancio e alla Programmazione della Provincia di Sassari Enrico Daga, insieme ad Andrea Riccardi, Ministro per la Cooperazione internazionale e l'integrazioneed esponenti di primo piano delle istituzioni e della società civile europea e araba.

«Abbiamo scelto Rondine come laboratorio per i nostri giovani che desiderino investire nelle politiche di cooperazione e nel dialogo tra culture diverse” ha detto Daga “traendo spunto dall’originale metodo formativo dello Studentato Internazionale, incentrato sull’intercultura e sull’esperienza del dialogo”.

“L’ elemento Rondine è stato fondamentale per la realizzazione del campus” ha spiegato il coordinatore del progetto, Alessandro Garuglieri, formatore dello staff di Rondine. “I giovani, tutti caratterizzati da un’alta motivazione e da una forte condivisione dei temi, sono chiamati per la loro attività futura ad investire sulla specificità sarda e, realizzando questo percorso a Rondine, hanno potuto lavorare sulla loro identità culturale confrontandosi quotidianamente con giovani provenienti da realtà diverse. Qui, nello Studentato Internazionale, hanno maturato una consapevolezza culturale, vedendo come giovani, arrivati qui come “nemici” convivono e realizzano insieme progetti, superando l’iniziale diffidenza in un’ottica di condivisione e cooperazione. La Sardegna si pone come un ponte nel Mediterraneo proiettato verso la sponda sud: “fare rete” è stato il leitmotiv del meeting, prendendo come esempio gli studenti ed ex studenti di Rondine (le Rondini d’Oro) che per costruire una cultura di pace stanno facendo rete nella progettazione di impresa come nella realizzazione di progetti professionali, legati dal filo della solidarietà.

Qui di seguito riportiamo alcune testimonianze di giovani che hanno partecipato al Campus.

Quando ho letto il bando per la partecipazione al campus formativo a Rondine sono partito mosso dalla voglia di imparare. Avrei acquisito nozioni di fund raising, comunicazione, formazione, relazioni internazionali, da insegnanti giovani e qualificati. Rondine, come del resto il simposio Sponda Sud, in fondo era solo una cornice per un'esperienza formativa importante.Rondine. «Cos'è?», mi sono chiesto prima di partire.

Sono arrivato a Rondine durante l'ora di pranzo. L'impatto è stato fortissimo: tavolate dove giovani provenienti da tutti i principali paesi in conflitto parlavano, ridevano, scherzavano. Mi sono avvicinato timidamente e un ragazzo mi ha accolto come un amico, invitandomi a sedere al suo fianco. Tutti si sono presentati con un sorriso tranquillo, e abbiamo iniziato a chiacchierare. Immagino che si aspettassero domande sui loro paesi, sulla storia dei loro conflitti. Non ho mai amato le storie di guerra, preferisco le persone, quindi ho cercato di discutere del nostro presente. Allora ho scoperto di trovarmi di fronte a ragazzi giovani, spesso in possesso di una laurea e quasi di un master, con alle spalle lunghe residenze in vari paesi del mondo, capaci di maneggiare più lingue di Google. A cosa servisse la richiesta del bando di una lunga esperienza nel volontariato, mi sembrava un mistero insolubile: di certo, questi ragazzi si aiutano benissimo da soli.

Ho provato a cercare una risposta alla mia domanda studiando il luogo. Rondine è un piccolo paesino medievale immerso nel verde toscano, dove le farfalle si posano tranquille sulle spalle e i tempi sono umani, gli spazi comuni. Mi sembrava di trovarmi in un'utopica città del futuro, dove i conflitti sono superati, perché a tutte le diversità si risponde ponendo come base l'umanità in comune. Ma so che non è perfetta, perché lo staff mi ha spiegato che la convivenza a Rondine è spesso difficile. Poi, dopo una settimana, ho capito. Vedere gli insegnanti del campus di formazione sull’associazionismo che si sentivano parte di una comunità, leggere negli occhi dei ragazzi l'essenza comune che ci lega, i bisogni reali oltre le diversità.

Il Simposio Sponda Sud, dove alcune delle personalità più influenti d'Italia sono intervenute con autentica passione, tendendo la mano ai giovani della primavera araba, per regalarci la prospettiva di Rondine: la pace. Anche i giovani del Nordafrica hanno acquisito carica ed energia, una voglia visibile di utilizzare le rivoluzioni in corso come un'opportunità per un domani di prosperità.

Cos'è Rondine? È la città della speranza. (Giovanni)

 

L’esperienza a Rondine è stata molto positiva, abbiano conosciuto la realtà, l’essenza di questo luogo, ci siamo messi in gioco e fatto gruppo tra noi giovani sardi e tra popoli differenti. Abbiamo capito e osservato direttamente culture diverse, socializzato e compreso la grande fortuna di vivere in uno stato in cui i diritti fondamentali sono garantiti perché i nostri antenati hanno lottato per noi. Ritengo che le altre culture vadano rispettate, non amo la parola tolleranza, perché nonostante quello che possiamo pensare noi occidentali, non esiste il “giusto” e lo “sbagliato”. Il vero cambiamento deve nascere dai popoli, noi occidentali non dobbiamo esportare, ma dobbiamo collaborare, condividere e comunicare, al fine di far capire che la libertà di vivere è qualcosa di personale e non ci sarà nessuna religione ad “ingabbiarci” in un vestito scomodo se noi non saremo veramente convinti di questo.

Per quanto riguarda i workshop formativi, sono stati utilissimi per capire noi stessi e quello che ci circonda e ci hanno dato degli strumenti adeguati per creare qualcosa di tangibile e no, in noi stessi e nel nostro territorio. Per quanto riguarda la location, inizialmente scomoda, in realtà ci ha unito ancora di più, è stato un vero esperimento di team building.

In conclusione, posso solo essere felice di avere conosciuto questo sistema di rete, collaborazione e convivenza e sono sicura che non può rimanere nascosto nel bel verde della Toscana, ma deve continuare a ramificare, superando il mare e le barriere culturali, abbracciando con “sensibilità” ed “energia” i vari mondi col fine di crearne uno, la Terra. (Rita)

 

"La cosa più semplice sarebbe definirlo un studentato per stranieri provenienti da paesi in conflitto. Ma Rondine è molto di più; 

è magia, nel vedere tante culture differenti convivere in un borgo medievale circondato da incantevoli paesaggi; è storia, quando ragazzi così giovani scelgono di affrontare i loro rivali, di conviverci, di cambiare il destino, di migliorare il mondo;
è felicità, quando nelle feste di compleanno gli osseti cucinano per gli abkazhi, gli azeri ballano con le georgiane, i palestinesi brindano con gli israeliani.
è normalità, quando si condividono quotidianità, turni di pulizia, paure per gli esami, levatacce la mattina presto.
è la storia che cambia, è la vita che riprende valore, è il concetto di nemico che cambia significato.
Rondine è una scelta lungimirante, un progetto da ripetere, una scommessa sul futuro, un’ esperienza che ti entra con meravigliosa semplicità, lasciando tracce indelebili in ognuno di noi.
Ma forse Rondine è anche un isola felice difficile da raccontare a chi su quest'isola non ci è mai entrato. Noi per fortuna abbiamo scelto di viverla, non di farcela raccontare." (Riccardo)

Stavo parlando con una ragazza giunta da poco a Rondine. Al momento del congedo, mi ha detto: «Ora devo andare, è arrivata la mia compagna di stanza e vado a conoscerla». Questo modo di relazionarsi rappresenta per me l’inizio di un cammino di conoscenza tra persone disposte a interrogarsi e confrontarsi, per accogliere l’altra persona. L’inizio di un percorso di cambiamento. (Marianna)

 

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