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Quarta sessione Simposio Sponda Sud

Ultima modifica il Giovedì, 07 Novembre 2013 17:43
Pubblicato Lunedì, 09 Luglio 2012 07:15
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            VOCI DAL SIMPOSIO IVa SESSIONE: “ECONOMIA E SVILUPPO”

Ad aprire la quarta sessione Giuseppe Cassini, ambasciatore, che ne è il moderatore.

Leonardo Rossi, Presidente CESVOT Arezzo. “Il CESVOT è una struttura che, a seguito dalla legge 266/91, le associazioni di 

volontariato della Toscana si sono date per venire incontro alle loro esigenze, per rispondere ai bisogni delle associazioni di volontariato. In Toscana, nasce nel ’97, che è proprio l’anno in cui Rondine comincia la sua opera di Studentato Internazionale. Il CESVOT quindi non è altro che un’associazione di volontariato formata da associazioni di volontariato che fornisce consulenza, assistenza e anche finanziamenti (questo, per esempio è uno di questi casi). In Toscana, a testimonianza del ruolo e della presenza dei volontari nella nostra Regione, abbiamo circa 3300 associazioni di volontariato iscritte al CESVOT (un settimo delle associazioni di volontariato di tutta Italia), di cui 266 aderiscono alla delegazione di Arezzo. in questo scambio interculturale che si vuole fare fra le due sponde del Mediterraneo è un percorso di collaborazione reciproca e bisognerebbe anche far conoscere ai nostri fratelli della sponda sud che cos’è e cosa significa fare volontariato in Italia, perché questa è una cosa che secondo me, soprattutto anche in base poi alla revisione della Costituzione e all’inserimento del principio della sussidiarietà, il volontariato non è solo partner dello stato, ma diventa un protagonista importante anche proprio per lo sviluppo economico; su questo si potrebbe anche fare una riflessione. 

Enrico Daga, Assessore al Bilancio e alla Programmazione della Provincia di Sassari: “Che ci fa la Sardegna qui? Ci sono due motivi forti per i quali ci siamo sentiti di investire risorse ed energie per essere qui oggi: uno è quello che asserisce al carattere pedagogico che devono avere la nostra educazione e formazione, l’altro è quello dell’emigrazione. La Sardegna è una regione molto piccola, dalla quale i giovani fuggono cercando lavoro altrove; perciò noi dobbiamo star loro vicino e fargli capire che le difficoltà che loro vivono sono poca roba di fronte a quelle dei giovani della Primavera Araba. Perciò quale occasione migliore se non quella di farli vivere a contatto proprio con questi giovani? Creare un interscambio tra Sardegna, Nord Africa, studenti di Rondine è la via per poter creare nuova economia e nuovo sviluppo”.

 

Giovanni , studente partecipante al Campus Sardi d’Oro:“Questo piccolo borgo medievale rappresenta per noi la vera modernità, un modello di futuro che noi dobbiamo sforzarci di realizzare”.

Vittorio Prodi, europarlamentare: “Il mondo è a una svolta, perché ci sono nuovi limiti che ci stanno condizionando. Ci sono due spartiacque principali: il primo è il riscaldamento globale, che è una dimostrazione dell’interdipendenza che viviamo oggi: è dalla consapevolezza dell’interdipendenza che deve nascere la decisione di gestirla in maniera consensuale. La sovranità non è più una caratteristica assoluta, ma relativa perché trova il limite nel diritto altrui di accesso alle risorse naturali, sia per sé che per le generazioni future. L’altro spartiacque politico è quello della sostenibilità: siamo in una società in cui l’unico indice materiale è il PIL, che però è solo indice di ricchezza, la quale più cresce più urta contro le esigenze naturali. Cosa dobbiamo fare allora? Si parla di crescita, ma sarebbe meglio parlare di sviluppo. Dobbiamo cogliere la necessità di lavorare insieme per affrontare le sfide di oggi. Il concetto di tolleranza è stato un concetto forte nella storia, ma ora dobbiamo andare oltre: dobbiamo abbracciare quello di aspettativa, dobbiamo capire che chiunque può darci qualcosa nella comprensione del mondo e dei suoi problemi. Dobbiamo fare nostro il concetto di bene comune mondiale, che non è solo economico, ma anche ambientale e umano e gira intorno al valore della dignità umana”.

Manuella, studentessa di Rondine,kosovara: “Sono Manuella Markaj, vengo dal Kosovo e faccio un master in economia internazionale. Sono venuta a Rondine per studiare economia. Qui ho incontrato tante persone e, fra gli altri, anche il mio nemico. Ho imparato tante cose e le idee mi si sono confuse: ho cominciato a vedere il mondo in un altro modo. Questo perché ho incontrato prima le persone e poi ho iniziato a studiare economia, ho cominciato a vedere la gente e l’incontro con le persone prima dell’economia. Oggi che a Rondine s’incontrano Europa, Sponda Sud e giovani dello Studentato Internazionale, lascio a voi, esperti, questa domanda: ‘è l’economia che porta alla pace, oppure sono al pace e il dialogo che portano a una sana economia e un buon sviluppo?’”

Maurizio Vernassa, Docente di Storia e Istituzioni dell’Africa, Università di Pisa: “Ringrazio Manuella, per la sua domanda di carattere esistenziale: ‘l’economia come veicolo di pace o la pace come veicolo dell’economia?’. Riprenderei la classica domanda: ‘nasce prima l’uomo o la gallina?’. Credo che dobbiamo pensare a entrambi contestualmente: il dialogo si lega necessariamente allo sviluppo economico, mancando il quale si generano necessariamente tensioni che ci impediscono di andare avanti. Ritengo che il nostro contributo non sia stato richiesto per un focus sulla Primavera Araba, ma per mettere quei mattoncini con cui si può costruire. Devo fare due riferimenti importanti: dopo ducento anni in cui il mondo è stato dominato dal sistema stati-nazioni, la surroga di questo con l’UE si sta dimostrando inadeguata, in un momento in cui gli scambi sono troppo rapidi. La seconda considerazione riguarda la visione geo-strategica che l’Europa deve avere nell’ambito del Mediterraneo. L’università è in forte ridiscussione, non è più in grado di intervenire, dovrebbe pensare a come rinnovarsi”. 

Sultan, pakistano: “Mi chiamo Sultan Khalid e vengo da una terra che è culturalmente ed economicamente molto diversa dall’Italia: il Pakistan. Ho vent’anni e studio economia aziendale all’università di Firenze, ho scelto di venire a Rondine e abitare con una mia nemica dell’India per cominciare un dialogo sulla pace e sullo sviluppo in modo da potere portare le nostre gocce di cambiamento alla nostra gente. Ora la mia domanda è perché lo sviluppo è proceduto a così diverse velocità negli ultimi 13.000 anni? Forse c’era mancanza di dialogo o di voglia di condividere. Rondine è il luogo dove il conflitto si risolve a tavola, con il dialogo. Ora Rondine ha dato quest’opportunità a due sponde che possono sono molto simili, ma anche molto diverse tra loro e che possono dare molto l’una all’altra. Ci vuole solo il dialogo. Il dialogo tra l’Europa e la Sponda Sud è la strada per lo sviluppo. I giovani della Primavera Araba hanno fatto una grande rivoluzione e hanno una grande capacità di sviluppare. Non hanno solo bisogno del vostro aiuto ma hanno anche la capacità di portare qualcosa a voi: un messaggio che se la gente ha voglia, nulla è impossibile. Questa è la gente che finalmente si è svegliata! Rondine mi ha insegnato che le relazioni tra due parti diverse crescono piano piano e hanno bisogno di tempo. Quindi vorrei chiedere a voi, Europa, di non appoggiare queste persone solo adesso, che sono sotto gli occhi di tutto il mondo, ma anche dopo. Ghandi diceva: ‘sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo’. Quindi mettiamo da parte le differenze e i conflitti e camminiamo insieme verso lo sviluppo, mano nella mano, come succede a Rondine”.

Alessandro Lanza, Docente di Polticihe macroeconomiche internazionali presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma: “Sono un caso interessante, perché sono sardo e mi sono laureato a Sassari, poi sono andato a fare un dottorato a Londra e ho cugini sparsi in tutto il mondo. ‘Mediterraneo come mondo delle cento porte’: queste differenze hanno qualcosa di veramente artificioso, in fondo siamo tutti molto simili, anche fisicamente, nel Mediterraneo. Nel Mediterraneo sta crescendo moltissimo la percentuale di popolazione urbanizzata, con effetti fortissimi sulla problematica ambientale. Anche il PIL è cresciuto tantissimo in quest’area, però cresce il PIL ma non il PIL pro capite, perché vi è una percentuale di crescita altissima e la quota maggiore è concentrata nella sponda sud, Egitto in primis. Altra considerazione è quella sugli interscambi mondiali: l’Italia ha un posto molto in alto, soprattutto con i Paesi della sponda sud. L’energia in tutta questa storia pesa molto e per l’Italia tantissimo: il 43% del suo interscambio mondiale si basa sull’energia. L’Italia dal 2000 importa petrolio da 30 Paesi diversi. I nostri coinvolgimenti con la Sponda Sud sono aumentati tantissimo negli ultimi anni. Le leggi internazionali andrebbero modificate, in primis quella sullo ius soli: i tunisini nati in Italia devono avere la cittadinanza italiana.

Ivana Ciabatti, Presidente degli Orafi e Argentieri di Confindustria Arezzo: “Certamente tutta questa instabilità sociale e politica condiziona gli investimenti nei Paesi della Primavera Araba. Questi hanno un alto tasso di crescita e alte possibilità. Auspico che questi Paesi dialoghino di più tra loro, come imprenditore non posso far altro che dire che c’è la volontà di investire in questi Paesi, io sono impegnata in prima linea a far sì che ciò avvenga”

 

Ayoub , studente progetto Sponda Sud(Libia): “Sono un contabile presso il Ministero. Prima di tutto vorrei presentarvi la storia e l’economia della Libia. Questa ha vissuto due fasi: nella prima, al momento del re,  avevamo basi americane-inglesi con un affitto pari a tre miliardi; quando è arrivato Gheddafi, dopo lo sfruttamento petrolifero, la Libia è diventata dipendente dal petrolio, non per sé stessa ma per Gheddafi. La Libia per quanto riguarda l’economia e lo sviluppo cerca e desidera collaborare con la comunità internazionale. Ha molte risorse, ma ha bisogno comunque di trarre un profitto da queste risorse: gli investimenti devono basarsi su quelli che sono il beneficio, il vantaggio comune e il giusto uso delle risorse umane, affinché possa diventare indipendente e anche autosufficiente. Vorrei vedere la Libia indipendente non solo dal petrolio, ma anche da altre fonti, per poter migliorare l’economia, oltre a diversificare il sapere economico”.

Amira, Egitto: “Abbiamo dato il nostro sangue per la vita del popolo egiziano, ognuno facendo la propria parte. Possiamo creare una società giusta, possiamo creare una buona economia. Io amo l’Egitto, io amo mia madre e sicuramente darò sempre il mio contributo al mio Paese”.

Maha, Egitto: “Io vorrei aggiungere che il Cairo è una delle città più inquinate al mondo. Vorrei avere un partito verde, che possa prendere delle decisioni. Vorrei che l’Italia ci aiutasse, perché abbiamo davvero molte persone, molte risorse, ma ci manca la tecnologia. Spero che ci siano sempre più scambi con l’Italia”.

Hany, Egitto: “Per quanto riguarda la nostra grande rivoluzione, vorrei ringraziare la gioventù egiziana per il suo coraggio. Vorrei ringraziare anche il nostro esercito, che ha protetto la rivoluzione. Dobbiamo lavorare sempre di più, adesso stiamo affrontando molti problemi, come la mancanza d’istruzione e la sottoccupazione. Nel nome della pace del Mediterraneo, dobbiamo stare insieme”.

Radwa, Egitto: “Abbiamo tempi duri, abbiamo molti problemi, a seguito del regime, parlando di investimenti. Però la cosa più importante sono gli esseri umani, per cui bisogna puntare sulla formazione.”

Kameliah, Rondine d’Oro: “Voglio fare i miei complimenti a tutti i giovani arabi, che hanno dato l’esempio non solo agli arabi ma a tutto il mondo. Come Palestinesi, appoggiamo molto la Primavera Araba, ma con scelte giuste da parte della politica, il che è molto difficile. Abbiamo bisogno di persone come quelle Rondine, come la signora Ivana, per dare a noi giovani la sensazione di essere utili per il nostro Paese e per l’Italia. Il futuro del nostro Paese è nelle nostre mani!”.

Franco Vaccari, presidente di Rondine: “Un grande grazie, perché abbiamo creato insieme uno spazio umano e culturale di grande importanza. Non solo avrete modo di costruire ponti, ma sarete voi stessi dei ponti, sui quali potranno camminare gli altri. L’Europa è stata costruita con tanti ponti, mi piace ricordarne alcuni particolari: l’Erasmus, la possibilità di viaggiare (come ricorda sempre il nostro Kan) senza passaporti. Il camminare per l’Europa ha creato un’emozione europea: giovani che senza parlare bene le altre lingue, con uno zaino in spalla, giravano l’Europa hanno creato un’Europa emozionale, un’Europa delle case aperte. Mi piacerebbe pensare che sui vostri ponti tanti giovani possano camminare, europei anche, nel vostro deserto, perché ora del deserto abbiamo  tutti una paura matta e vorrei che voi ci insegnaste ad essere nel deserto, a ritrovare la propria intimità. C’è un tale che diceva che bisogna fare il necessario, poi dedicarsi al possibile, perché dedicandoci al possibile ci ritroviamo a vivere l’impossibile. Cos’è l’impossibile? Quello che stiamo vivendo noi oggi! Allora, se noi pensiamo di avere un mondo nuovo oggi, questo mondo nuovo non arriverà mai; ma se iniziamo a immaginarlo insieme prima o poi arriverà. Voglio ricordare solo un episodio: due anni fa con Rondine abbiamo fatto una cosa che ritenevamo impossibile e l’abbiamo fatta facendola di giorno in giorno, ogni giorno facevamo il possibile e siamo arrivati ad attraversare la red line, che divide la Georgia dall’Abkhazia e che fino a quel momento nessuno più aveva attraversato. Quando finalmente siamo arrivati al check point con l’Abkhazia dietro c’erano gli occhi di Kan. Aveva mosso il Governo e aveva reso possibile questo. Una cornice bellissima: un check point rugginoso dietro cui c’erano gli occhi di Kan. Con questa cornice do oggi il benvenuto agli occhi bellissimi dei giovani che sono qui: grazie della vostra presenza, insieme vinceremo anche questa sfida!”

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