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Terza sessione Simposio Sponda Sud

 

  

VOCI DAL SIMPOSIO-IIIa SESSIONE "SOCIETà E POLITICA”

 

Ad aprire la terza sessione del Simposio Internazionale, dal titolo “Società e Politica” Cosimo Risi, che ne è il moderatore.

Cosimo Risi, Rappresente permanente presso la Conferenza sul Disarmo a Ginevra: “Siamo accolti oggi da un editoriale su ‘Avvenire’ di Vittorio Emanuele Parsi, amico di Rondine, che comincia riportando una frase di Nasser: ‘il potere corrompe, il potere assoluto corrompe in modo assoluto’, una frase molto significativa, che mi pare non sia stata ben ascoltata dallo stesso Nasser. Avendo qui ospiti di questo tipo è centrale parlare della Primavera Araba, ormai scoppiata già un anno fa e che ha modificato sia i rapporti interni tra gli Arabi che quelli tra gli Arabi e gli Europei, quindi dobbiamo focalizzare l’attenzione anche sulla politica europea. Il Consiglio Europeo dichiarò qualche anno fa il “Mediterraneo: frontiera meridionale d’Europa” e questo è fondamentale, perché le politiche dell’immigrazione, del respingimento e delle riammissioni vanno contro questo concetto, che fa fatica a rientrare nella mentalità europea. È vero anche che è difficile sviluppare una politica integrata dell’ Unione Europea in un contesto molto differenziato, quello della Primavera Araba. Ognuno di questi Paesi ha una sua Primavera Araba. 

Naceur Mestiri, Ambasciatore della Tunisia in Italia: “ ‘Sponda Sud’ è un progetto che trovo molto originale, utile e di vantaggio per questi giovani che vengono da realtà diverse e che saranno nuovi vettori di pace nella sponda sud del Mediterraneo. Grazie quindi per il vostro coraggio, la vostra pazienza e la vostra vocazione per la pace. Nel 1956 la Tunisia ha dato avvio a una battaglia per le libertà e la democrazia. Tuttavia la democratizzazione dell’istruzione ha avuto come conseguenza la formazione di giovani che non erano in linea con le nuove esigenze del mercato. Si è creata una forte disoccupazione che ha portato alle rivolte dell’anno scorso. La speranza nasce dal fatto che si tratta di movimenti popolari. La Primavera Araba non sembra ancora sbocciare in Tunisia. Abbiamo oggi una grande responsabilità morale per la riuscita di questo progetto, anche nei confronti dei nostri partner occidentali. Voglio precisare che questo processo di transizione ha comportato due fasi: la prima di ripristino dell’ordine e della sicurezza all’indomani della rivoluzione, la seconda di organizzazione di libere elezioni e di stesura della costituzione. Questa sarà completata entro il 23 ottobre 2012, per arrivare alle elezioni democratiche nel marzo 2013. Il governo transitorio di oggi deve affrontare le numerose sfide che la Tunisia si porta dietro. La nostra speranza è vedere la Tunisia vincere questa sfida, creando dialogo tra le forze di governo e la popolazione. Contiamo sui nostri sforzi, tuttavia il sostegno dei nostri partner europei assume una fondamentale importanza, perché alla fine di questo processo dobbiamo condividere con l’Europa i valori alla base anche dell’esperienza dell’Unione. Un grande apporto sarebbe quello di rilanciare il turismo europeo in Tunisia, di facilitare la libera circolazione delle persone tunisine nell’ambito europeo. Vorrei terminare il mio intervento dicendo che l’Europa può fare degli sforzi per lo sviluppo di questi Paesi e questo investimento porterà i suoi frutti, perché i giovani potranno avere dei posti di lavoro stabili, favorendo così la ripresa economica e sociale del Paese”.

 

 

Kan, studente di Rondine, abkaso: “Voglio dire due cose per me molto importanti. Sono studente di Rondine e ho accettato di vivere la sua realtà, cioè di incontrare il mio nemico e conviverci. Mi chiamo Kan e vengo dall' Abkhazia. L’Abkhazia è in conflitto con la Georgia. Volevo condividere con voi un pensiero e un’azione storica di Rondine: nel 2008, quando a casa mia è scoppiata la guerra, con Rondine abbiamo realizzato un documento, i 14 Punti per la Pace nel Caucaso, che abbiamo portato a tutte le autorità civili, religiose ed istituzionali, fino ad arrivare al Parlamento Europeo. Qui a Rondine ho capito una cosa banale, ma fondamentale: così come non si può spegnere il fuoco con il fuoco e non si può asciugare l’acqua con l’acqua, non si può combattere la violenza con la violenza. Perciò penso che sia importante questo tavolo di oggi, dove le autorità europee possano dialogare con i giovani della sponda sud del mediterraneo. Spero che il progetto ‘Sponda Sud’ abbia successo e faccia da esempio in tutto il mondo e che noi giovani di Rondine, insieme ai giovani della sponda sud, accetteremmo la sfida di creare un dialogo tra due sponde e di costruire un ponte tra due mondi”. 

 

Ermira, studentessa di Rondine, kosovara: “Venendo da una realtà, in cui c’è il problema dell’integrazione serba con quella kosovara, ho capito qui a Rondine che è fondamentale aprirsi all’altro. Una convivenza come questa penso bisogni prenderla come esempio per risolvere i problemi d’integrazione nel mio Paese e non solo. Una convivenza sana fa conoscere un amico, con cui si cammina lungo la strada dei cambiamenti”.

 

Zohueir Touiti, Docente di Relazioni Internazionali presso l’Institut Supérieur des Sciences Humaines di Tunisi: “Come educatore ho delle idee che voglio condividere con i giovani, che sono i protagonisti del progetto ‘Sponda Sud’. Io condivido il pensiero fondamentale di Rondine: far dialogare le differenze positive, in modo che ciò porti alla cooperazione internazionale. Il dialogo produce civiltà, tramite l’unione delle comunità e la riconciliazione dei credo. Nel mondo arabo viviamo oggi un forte distacco; tra le ragioni principali di questo distacco c’è una mancanza di fiducia tra le due sponde del Mediterraneo. La mia domanda è questa: quanto possono le immagini semplificare la realtà effettiva, con l’esasperazione delle differenze? In Tunisia bisogna prendere in considerazione due fattori: religione e media. La società tunisina include le tre principali religioni che hanno sempre conflitto, quind la religione potrebbe essere un luogo di confronto, che unisce i popoli, in nome proprio dell’unicità del messaggio divino. C’è un unico Dio: perché non costruiamo noi, allora, una comunità che possa unire le varie religioni? La colpa è della storia che ha portato alla perversione del messaggio religioso originale. Ciò ha portato a degenerazioni, che hanno macchiato l’immagine dei musulmani oggi. Questo scisma non ha nulla a che fare con l’Islam originale. La rivoluzione tunisina ha voluto proprio difendere i valori universali di libertà, democrazia; non è stata una rivoluzione violenta. Ebbene, nella mente sociale tunisina, fatta di molti fattori diversi, il bene o il male non si associano direttamente alle religioni, anche il Corano non mette limiti alle religioni: questo è fondamentale, i limiti sono la decenza del rispetto. L’immagine che viene presentata dai mass media oggi non mette in luce ciò e questo non fa altro che disseminare informazioni non in modo corretto. La rivoluzione araba ha aumentato l’immagine degli Arabi nel mondo occidentale. Alcuni mass media hanno parlato di fanatismo, di rivoltosi. Questa categoria di Arabi rappresentano una minoranza in Tunisia: nelle ultime elezioni gli studenti, che avevano proclamato in modo ufficiale il loro sostegno alla sinistra, sono stati presentati come un pericolo pubblico. Quello che fa Rondine, invece, è creare un riavvicinamento culturale, che può portare a un successo di tipo orizzontale, creando una fusione di capacità che potrebbe essere di grandissima importanza per la sponda sud del mediterraneo. Come capacità intendo soprattutto risorse umane, che sono inesauribili. Non pensiamo per forza al petrolio, al gas ma alle idee. Sicuramente Rondine ha delle ottime idee”.

 

 

Antonio Papisca, Docente di Relazioni Internazionali e Tutela internazionale dei diritti umani presso l’Università di Padova: “All’inizio della rivoluzione in Tunisia ho incontrato un giovane che mi ha detto: ‘stiamo portando avanti una rivoluzione davvero importante nel campo dei diritti umani’. Per me è stato bellissimo. Mi riferisco soprattutto ai giovani che hanno nel cuore e nella mente i diritti umani: questi giovani hanno una visione umanistica e allo stesso tempo un’agenda politica, una serie di obiettivi che possono essere raggiunti con i soft power: dialogo, cooperazione, integrazione. Ogni diritto umano diventa un capitolo di politiche concrete di quest’agenda. I diritti umani devono essere implementati in base ai principi di interdipendenza e di indivisibilità: il diritto alla vita o alla salute non sono secondo me meno importanti di quello al voto e alle libere elezioni; le politiche sociali non sono meno importanti di quelle di mercato. I nuovi leader di domani dovrebbero avere ben chiaro questo, io vedo i nuovi leader come i difensori dei diritti umani. I diritti umani sono verbi, più che sostantivi e questo è molto importante nell’agenda politica. E questa per il Mediterraneo quale potrebbe essere? Il nome, in primis, potremmo parlare di Unione Mediterranea; la carta dei diritti umani mediterranea, subito dopo. Altro elemento importantissimo è quello di sviluppare un sistema di diritti umani nel mondo arabo, partendo dalla carta araba; stesso discorso nel mondo panafricano. Provo ad immaginare una nuova capitale: Gerusalemme, ad esempio. Altro punto importante: educazione, formazione per i diritti umani. Si tratta, in sostanza, di fare educazione a casa, in collaborazione con le istituzioni internazionali e la società civile. Tutto parte dall’educazione”. 

Paolo Nello, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e sociali presso l’Università di Padova: “Lo spirito che aleggia qui è davvero particolare, perciò cercherò di fare un intervento anche di testa e non solo di cuore. La commozione di Noa mi ha fatto riflettere su una cosa: “chi di voi dopo esser stato a Gerusalemme non pensa di volerci ritornare?”Quest’anno è stato beatificato Giuseppe Toniolo, che durante la prima guerra mondiale voleva dare vita a un istituto internazionale per la protezione della pace, con la convinzione che il diritto internazionale fosse qualcosa che si materializzasse in prodotti giuridici, ma che alla base doveva avere una cultura politica e sociale molto forte. C’era in Toniolo l’idea del comune progredire dell’uomo; quello che secondo me resta vivo in Toniolo e che ho sentito aleggiare anche qui con piacere è che la fede religiosa, se autentica, rende liberi, non schiavi, rende cittadini autonomi, liberi, solidali. Non bisogna affatto emarginare dal dibattito pubblico la religione, perché significa che le identità scompaiono. Ma il dialogo si fa tra identità: l’identità non è un ostacolo al dialogo, purchè si conviva con la cultura del dialogo. Fatica però a decollare la solidarietà nell’Europa continentale e allora io credo che questa di Rondine sia davvero un’iniziativa strategica e il mio dipartimento spera di promuovere insieme a Rondine il progetto ‘Gioventù del Mediterraneo’, in modo da intensificare la cooperazione tra i due mondi”.

 

Souad, studentessa del progetto Sponda Sud, 24 anni,Tunisia: “Il nostro Paese è ora capace di vivere insieme. La Tunisia è un mosaico composito ed è questa la sua bellezza. Per quanto riguarda la rivolta, noi vogliamo il cambiamento (economico, politico, culturale). Non ho pianto quanto Ben Ali è andato via, ma ho pianto quando ho visto migliaia di giovani tunisini che si sono lanciati in mare per raggiungere la sponda nord del Mediterraneo, nella speranza di trovare lì una giustizia sociale. Penso che sia importante rilanciare l’economia. Cosa potete fare voi occidentali? Non darci più contributi, prestiti; noi abbiamo bisogno di investimenti, abbiamo migliaia di persone giovani altamente specializzate: è questo il nostro esercito. Per quanto riguarda il mutamento politico, abbiamo bisogno della vostra esperienza, perché siamo una democrazia nuova e quindi vogliamo il vostro aiuto”

 

Wael,studente del progetto Sponda Sud ,Tunisia: “Io vorrei insistere sul fatto che noi giovani tunisini siamo molto aperti a tutte le culture diverse, vogliamo insegnarvi la nostra e imparare la vostra. Volevo rispondere a Kan, dicendo che siamo pronti ad accogliere questa sfida: fare il cambiamento proprio qui da Rondine. Io credo che ci siano molte più cose in comune, che differenze; il problema è quello del contatto. Rondine per noi è un’opportunità. Come attivista del mio Paese farò del mio meglio, abbiamo forse bisogno di altre Rondini sparse per tutto il bacino del Mediterraneo. Credo però che tutti i prestiti siano necessari, anche i sussidi, non solo gli investimenti”.

Nesrine, studentessa del progetto Sponda Sud,Tunisia: “La rivoluzione tunisina è iniziata proprio da motivi economici. I giovani avevano perso la speranza nella vita decente,vedevano la sponda nord come un paradiso, nonostante la crisi. Questo è il momento per gli europei di porre rimedio agli errori che hanno fatto in passato, di fare in modo che gli obiettivi del processo di Barcellona siano veramente realizzati. Come tunisina ho una grande paura, ma so che la società civile è molto forte adesso e mi unisco a Papisca nella forza dei diritti umani”.

Wail, studente del progetto Sponda Sud, Libia: “I libici sono pronti a creare un nuovo regime moderno. Sono pronti a integrarsi con il mondo circostante, nel modo più giusto e più consono. Sono pronti ad affrontare tutti i problemi che ci saranno in futuro”.

Radwa, studentessa del progetto Sponda Sud,Tunisia Egitto: “Prima non si poteva parlare dei problemi in Egitto, adesso non abbiamo più paura e se qualcosa non va lo diciamo apertamente e di questo voglio ringraziarvi”.

Marco Mascia, professore di Relazioni internazionali e di Sicurezza internazionale e peacekeeping nella Facoltà di Scienze Politiche dell'Universitàdi Padova: “La sfida a mio avviso è quella di realizzare un processo d’integrazione nella regione mediterranea, che è possibile se nasce dal basso, con il contributo di organizzazioni come questa”.

Imen, studentessa del progetto Sponda Sud,Tunisia ,Tunisia: “Vorrei ribadire il ruolo dei media: gli Europei diventano consapevoli adesso che i mass media stanno giocando un ruolo importante, non rispondo semplicemente ai loro interessi”.

Franco Vaccari, presidente di Rondine Cittadella della Pace: “Vorrei sottolineare che questo percorso è partito dall’Italia. Anche l’Italia è una realtà composita, piena di tanti interessi divergenti. Carlo Basani (Presidente del Centro Formazione alla Solidarietà Internazionale di Trento) diceva ieri: ‘sarete a casa’, bella quest’idea di una casa itinerante. Abbiamo il Trentino, la Sardegna, le Marche e poi tutti insieme andremo a Bruxelles, dove sarete voi a dover insegnare qualcosa. I giovani dello Studentato Internazionale sono una grande forza per noi, perché rappresentano la voce di chi si è rimboccato le maniche e, dopo la guerra, vuole costruirsi un nuovo futuro. È molto meglio soffrire il caldo in una struttura un po’ povera, che avere spazi di cemento molto ampi senza nulla da sfruttare. Quindi benvenuti, perché noi vi vogliamo ascoltare! Nel 1999 uno studente ceceno mi ha detto, dopo un anno che era qui: ‘finalmente ho fiducia’, ed io: ‘dopo un anno e mezzo?’, lui: ‘sì, perché fino ad adesso ho pensato: questi prima o poi mi presentano il conto’. Nell’amicizia l’altro, invece, nasce dentro di noi, non sta più solo davanti a noi. E il musulmano ha bisogno del cristiano e dell’ebreo per essere più musulmano, l’ebreo ha bisogno del musulmano e del cristiano per essere più ebreo, il cristiano ha bisogno del musulmano e dell’ebreo per essere più cristiano …Perché nell’amicizia ci ritroviamo al fondo della vicenda umana, e non in una superficialità del minimo comune denominatore”.

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