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Seconda sessione Simposio Sponda Sud

 

Clicca sull'immagine per vedere l'abstract della seconda sessione del Simposio "Un mare tra due sponde, un ponte tra due mondi".

         

                    VOCI DAL SIMPOSIO -II SESSIONE “CULTURA E RELIGIONE”

Sergio Valzania, vicedirettore di Radiorai, apre la seconda sessione del Simposio Internazionale di “Sponda Sud”: “Il concetto di centro e periferia, introdotto dal Ministro Riccardi durante la prima sessione, mi ha fatto pensare al tempio di Apollo a Delfi, dove c’è una pietra, che si chiama l’ ‘ombelico del mondo’, perché quando Giove voleva vedere dov’era il centro del mondo prese due aquile e le fece volare da due lati opposti e loro si incontrarono proprio sopra il tempio di Apollo, ad indicare che era lì il centro del mondo. Qualche giorno fa a Gerusalemme, nella basilica della Resurrezione, ho visto un cratere che indicava il centro del mondo, qualche metro più in là, nei pressi della moschea della Roccia, un nuovo punto, che indicava ancora il centro del mondo. Questo ci fa capire che il centro del mondo non esiste, è dove uno è capace di metterlo. Noi ci siamo posti oggi l’obiettivo di mettere qui, a Rondine, il centro del mondo. Prima di aprire questa seconda sessione do la parola a due ragazze che rappresentano il senso del nostro essere qui oggi”. 

Tamara,studentessa di Rondine (Ossezia del Nord): “Cosa sente ognuno di noi guardando la metà del mondo davanti a sè? Si sente unico o si sente parte di questo mondo? Qualcuno è pieno di curiosità e qualcun altro si vorrebbe chiudere nella sua camera. Cosa vorreste dire agli altri? Tante domande, e io dopo un anno a Rondine ancora non riesco a dargli una risposta. Quello che posso dirvi è che sono diventata ricca: lasciando aperta la porta ad altre culture, non ho perso la mia, ma mi sono arricchita di molte altre. Oggi ognuno ha la possibilità di aprire la porta per una nuova parola, per una nuova cultura, per un nuovo dialogo”.

Noa, (nella foto in alto) studentessa di Rondine, (Israele): “Per me questo progetto è più di una storia interculturale: è tanti dubbi e, per essere sincera, tante paure. Quando sono venuta qui avevo tanta paura, avevo paura di sentirmi scomoda a  casa mia, di essere odiata, perché è difficile aprirsi agli altri diversi da noi. Ma qui a Rondine, ho capito che si può superare questa paura. Il progetto di ‘Sponda Sud’ è appena iniziato e, a dire la verità, ho ancora paura, ma qui ho i miei amici e spero, alla fine di questo progetto, di averne dodici in più”.

Franco Cardini (Istituto Italiano di Scienze Umane): “Parole come pace, democrazia, diritti umani, sono termini onnicomprensivi, ma sui quali dobbiamo riflettere. Noi occidentali la nostra democrazia la stiamo cambiando: le grandi democrazie sono Paesi in cui la maggior parte della cittadinanza neanche va più a votare. Eppure quando si chiede a un passante: “Cos’è la democrazia?”, risponde: “si vota”. Allora chiediamoci: la stiamo cambiando la democrazia? Per cultura s’intende: insieme delle forme di conoscenza e autoconsapevolezza che caratterizzano una comunità. Oggi si svende la parola cultura. Cultura è prevalentemente autocoscienza, capacità di mettersi in discussione: non chiudere mai la porta a un’altra verità, diversa dalla propria, nella consapevolezza che la verità non è una sola, ma sta nel mezzo. La Religione è la capacità di legare le cose invisibili a quelle visibili”.

Alberto Tesi (Rettore Università degli Studi di Firenze): “Promuovere la cultura e il senso di cittadinanza è uno dei compiti fondamentali delle università: è la nostra Costituzione a dirlo. Vorrei sottolineare qui l’importanza della ricerca scientifica e tecnica che contribuiscono a promuovere la cultura. Il professore dice delle cose, gli studenti devono sempre dubitare: l’università dovrebbe essere un luogo critico e di dubbio. La ricerca scientifica va avanti proprio su questo: ricercatori da parti diverse del mondo, con opinioni e studi diversi si mettono in contatto: dal dubbio nasce il progresso. Questo è possibile perché nella ricerca scientifica c’è una vera parità: la scienza, e ancor di più il metodo scientifico che ne è alla base, è paritario, non vi è nessuna autorità. Altra capacità fondamentale della ricerca scientifica è la quella di autocorregersi. La scienza, possedendo queste due capacità importanti, è fondamentale per la democrazia e la politica, che dovrebbero avere proprio la caratteristica di essere antiautoritarie e la capacità di autocorreggersi”.

Miguel H. Diaz (Ambasciatore degli Stati Uniti d'America presso la Santa Sede): “Sono molto onorato di essere coinvolto nella discussione di oggi sulla costruzione di ponti di fiducia tra le due sponde del mar Mediterraneo. Una delle più grandi sfide dei nostri tempi è il superamento del paradosso culturale dovuto alla realtà storica dell’interconnessione e dell’interdipendenza, del superamento dei confini e degli ostacoli che ci separano. Mai avevamo avuto questa capacità, ma siamo sempre più testimoni della paura dell’altro.

 Dall’antichità al presente, attraverso il commercio, le guerre, le crociate, le migrazioni, non c’è mai stato un momento in cui i Paesi delle due sponde del Mediterraneo non siano stati connessi. Ma conosciamo tutti la storia e per ragioni di religione, politica, cultura, economia, lingua, esiste la percezione dei muri che separano il nord ed il sud. La mia speranza è quella di sostituire i muri con i ponti, e voi, giovani presenti oggi, siete la chiave per la costruzione di questi ponti.

L’unicità non è la stessa cosa dell’uguaglianza, per essere uniti, non bisogna uccidersi, soffocarsi, eliminare le differenze. La soluzione per l’unità è il rispetto. La questione della riconciliazione tra le differenze umane è una questione centrale della famiglia umana, la riconciliazione tra l’individuo e la moltitudine è sempre stata una preoccupazione per l’umanità. E considerando la regione del Mediterraneo, tutti dobbiamo rivolgere il cuore alla questione dell’identità umana, affermare il valore della vita e contribuire alla riconciliazione tra le diversità, perché esistere significa necessariamente co-esistere. Sono i giovani a costruire il cammino, sono il cuore delle opportunità strategiche e delle sfide di oggi, responsabili della costruzione di democrazie sostenibili. I giovani sono oggi una parte critica della comunità globale, e la combinazione tra tecnologia e etica funziona per rinvigorire il servizio alla comunità, e oggi stiamo già vedendo i risultati delle azioni dei giovani delle primavere arabe contro governi corrotti. Perché è necessaria la diplomazia? E perché religiosi e diplomatici hanno bisogno gli uni degli altri? Per creare ponti tra le divergenze tra i mondi religiosi e politici. L’unione di questi mondi da parte dei giovani significherebbe una soluzione per il bene comune”.   

Marco Impagliazzo (Presidente della Comunità di Sant'Egidio): “Con Rondine la Comunità di S. Egidio sente di avere tante cose in comune. Vorrei parlare oggi del dialogo interculturale e interreligioso perché la Comunità di S. Egidio lavora proprio su questo. A me sembra che non sia facile parlare di dialogo oggi: in un clima che fa spesso vincere le contraddizioni, anche il destino degli uomini di cultura e di fede sembra quello di dover camminare separati, se non in conflitto. Eppure oggi non possiamo sottrarci al dialogo, di fronte alle tante emergenze dell’umanità che ci chiamano tutti a vivere gli uni accanto agli altri. Noi veniamo da un tempo segnato dalla logica dello scontro; bisogna ora uscire da questa logica ed entrare in quella dell’amicizia e della simpatia, che gli studenti vivono qui a Rondine. Dobbiamo capire se la pace e il dialogo sono solo buonismi, mentre lo scontro e il conflitto la realtà dei fatti. Molti si chiedono oggi: ‘a che cosa serve il dialogo?’, io vorrei rivoltare questa domanda, perché se non ci fosse stato il dialogo non sarebbe mai stata possibile l’esperienza di Rondine, le Rondini d’Oro, queste tante storie di incontro tra religioni diverse. Io sono diventato amico di Elzir Izzedin, palestinese, che vive da tanti anni a Firenze. Il tema della convivenza tra più religioni è presente da tantissimo tempo, ma per noi che viviamo in Europa questa è la nostra realtà oggi. L’Occidente ha vinto nel passato perché ha fatto una proposta, quella di portare nel mondo la propria cultura; io credo che da Rondine parta una grande proposta: quella che si possa vivere insieme”.

 

Elzir Izzedin (Imam di Firenze e Presidente dell'Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia): “Sono venuto qui vent’anni fa, studiando moda, che non c’entra niente con quello che faccio ora. Questo per dire che le religioni possono convivere tra di loro, tutto sta a noi. Anche l’ambiente conta molto: io qui a Firenze e in Italia ho potuto farlo. Quasi il 95% della realtà islamica è di immigrazione, in particolare dal Marocco, dalla Tunisia e dall’Egitto, si è trovata qui in una comunità che per Costituzione rispetta i diritti di tutti. La Costituzione italiana è una delle più belle costituzioni, dove si parla di rispetto di culture, religioni, costumi diversi. Grazie al dialogo interreligioso o interculturale abbiamo imparato a rispettare dei valori. Quando noi parliamo di dialogo interreligioso non vogliamo creare una nuova fede religiosa, anzi ognuno riscopre la sua fede religiosa, ci ritorna in maniera più chiara e trasparente. Noi dobbiamo creare realmente una nuova cultura con una mentalità aperta. Come comunità islamica, dopo l’11 settembre, abbiamo vissuto dieci anni di terrorismo mediatico. Grazie a Dio questa pagina l’abbiamo chiusa dopo che Obama ha fatto il suo discorso al Cairo e ancora di più dopo la Primavera Araba. Lavoriamo adesso per costruire una società basata sulla cittadinanza e sui diritti e i doveri di tutti, per creare una comunità italiana di fede islamica, per diventare parte integrante della società. Dobbiamo aiutare adesso anche i Paesi della Primavera Araba a parlare tra di loro come uomini di pari dignità. La presenza dei cristiani, ma anche degli ebrei in questi Paesi è importante per aiutare le persone a non scappare dalle loro realtà. Penso che con un progetto come “Sponda Sud” noi possiamo imparare da loro tante cose e loro possono imparare tante cose da noi”.

Carlo Basani (Dirigente del Settore Emigrazione della Provincia Autonoma di Trento): “Siamo parte del progetto ‘Sponda Sud’, perché questi giovani da ottobre a dicembre staranno nel nostro centro. Vorremmo fare in modo che in questo periodo i giovani della Sponda Sud si sentano a casa, come a Rondine: vogliamo essere un centro, con le persone al centro”.

Franco Vaccari: “Vorrei ringraziare Noa, che prima ci ha fatto un regalo bellissimo: ci ha confessato la propria paura. Non è facile condividere col pubblico la propria paura, ma questo vuol dire anche che abbiamo creato un ambiente protetto, perché si confessano le proprie paure solo alle persone di cui ci si fida davvero. Noa ci ha regalato la paura e la fiducia insieme. Il nostro compito oggi è quello di trasformare le paure in fiducia”.

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