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Concorso "Voltati, Janine vive!"

Ultima modifica il Mercoledì, 14 Novembre 2012 15:13
Pubblicato Giovedì, 09 Febbraio 2012 10:50
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È stato presentato presso l'Istituto Piero della Francesca il concorso  "Voltati, Janine vive!", promosso dal’Associazione Rondine Cittadella della Pace, in collaborazione con la Provincia di Arezzo e il Comune di Arezzo. All'incontro alcuni giovani dello Studentato Internazionale hanno parlato della loro esperienza a Rondine e rappresentati dello staff hanno spiegato le motivazioni che hanno portato alla realizzazione del progetto. L'idea del progetto è nata dalla testimonianza di Liliana Segre, una delle ultime sopravvissute alla Shoah, che per molti anni non ha voluto parlare della tragedia vissuta a soli tredici anni, quando è stata imprigionata nel campo di concentramento di Auschwitz, perché il ricordo era troppo doloroso. Ha deciso di interrompere il suo silenzio per trasmettere alle giovani generazioni la propria storia e quella della persecuzione nazista degli ebrei, anche a nome di tutti quelli che non sono mai stati in grado di poterla comunicare.

Uno dei passaggi più sconvolgenti del racconto di Liliana Segre riguarda la vicenda della giovane Janine, giudicata inabile al lavoro perché una della macchine che utilizzavano le aveva tranciato le prime falangi di due dita. La parole di Liliana sono le migliori per comprendere quel momento:“ Lei in qualche modo nascondeva con uno straccio la sua mano mutilata e si presentava nuda e menomata, al tribunale di vita e di morte. Io ero appena passata, ce l'avevo fatta ancora una volta,e sentii che gli assassini fermavano Janine e che la scrivana, prigioniera come noi, prendeva nota del suo numero. Quel gesto significava: “Vai a morire perché non puoi più lavorare”. Io fui insensibile: da mesi lavoravo accanto a lei alla macchina, ma non mi voltai. Avrei potuto rivolgerle una parola qualunque affinché non si sentisse sola nel momento della condanna a morte per la colpa di essere nata ebrea. Non l'ho chiamata per nome nell'attimo estremo della sua vita. Non mi sono voltata, non accettavo più i distacchi”.

Liliana capisce a cosa andrà incontro Janine, ma non riesce a voltarsi per guardarla, deve farsi dura per non soccombere. “Sono vecchia e sono passati più di sessant'anni da quel giorno, ma lo racconto sempre e, quando parlo ai ragazzi nelle scuole, chiedo loro di pensare a Janine per un attimo, di farla vivere per un istante nel ricordo, come se Janine fosse l'immagine di tutti quelli che sono spariti, cenere nel vento di Auschwitz”. Di fronte alla sorte della sua compagna, sente la necessità di testimoniare la vita di Janine e di tramandare, in lei, la memoria dei milioni di ebrei “morti per la sola colpa di essere nati”.

Con il progetto Rondine vuole raccogliere la testimonianza di Liliana Segre, permettendo alla memoria di Janine di vivere nella vita concreta di giovani che rifiutano la logica della violenza, della vendetta e della guerra. Per questo ha scelto diorganizzare ogni anno il progetto “Voltati, Janine vive!”  per aiutare i giovani a superare il dolore generato da un racconto duro e toccante con un gesto concreto e liberatorio attraverso la molteplicità dell'espressione artistica.

Per Liliana non voltarsi a guardare la sua compagna andare alle camere a gas è stata una necessità dettata dalla sopravvivenza in un ambiente terribile che non permetteva nessun tipo di cedimento, pena la morte. Elaborare, “il volto di Janine” oggi, significa riflettere sulle occasioni in cui si preferisce non guardare e passare avanti di fronte alla sofferenza altrui e superare questo sentimento di indifferenza affrontando il dolore.

Ecco come descrive il suo stato d'animo Liliana: “Mi sono sempre vergognata del mio comportamento verso di lei, ma non ho potuto fare niente per tornare indietro. Ci sono momenti nella nostra vita che vorremmo rivivere per essere diversi, episodi che ci insegnano a non lasciare che la vita scorra sopra di noi senza riflettere sulle occasioni perdute: una parola buona, andare a trovare una persona sola, un vecchio che non ha nessuno, cinque minuti della nostra vita.Fermarsi, voltarsi a dire “Ciao, Janine”, anche senza arrivare ad alcun gesto eroico di cui pochi sono capaci..”

Il concorso "Voltati, Janine vive!" è realizzato in collaborazione con il Servizio nazionale della CEI per il progetto culturale.

Scarica il bando del concorso cliccando qui sotto.

Bando concorso "Voltati, Janine vive!"